TRA STORIA E MITO
MITOLOGIA
SIGFRIDO
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SigfridoDue diverse fonti letterarie raccontano le gesta di Sigfrido, eroe della mitologia germanica.

La prima fonte, rappresentata dall’Edda e dalle narrazioni della saga dei volsunghi (Volsungar Saga) racconta delle gesta di Sigfrido fin dalla nascita, mentre la seconda tramandata soprattutto nel Nibelungenlied narra delle imprese che preludono alla morte dell’eroe.

La saga dei Volsungar, narra che Sigmundr padre di Sigfrido morì in battaglia contro Odino, padre degli dei, il quale gli frantumò la spada.
Mentre lo spirito lasciava il suo corpo preannunciò a Hjordis, sua seconda moglie, che avrebbe avuto un figlio al quale lasciava i frammenti della sua spada.

Hjordis sposò Re Alfr e il piccolo Sigfrido fu mandato da Reginn accolto come figlio adottivo.



OdinoReginn tentò in tutti i modi di deviare il giovane, indagando se Sigfrido avesse il controllo del tesoro del padre e quando egli rivelò che il patrigno era in possesso delle ricchezze del defunto padre e che lui stesso occupava una posizione di prestigio, aggiungendo che la sua famiglia gli avrebbe dato qualsiasi cosa avesse desiderato, Reginn sfidò il giovane chiedendogli come mai si fingesse stalliere del re, senza nemmeno avere un cavallo per sé.
Sigfrido preso in contropiede partì subito alla ricerca di un cavallo.

Durante il cammino incontrò un vecchio, che altri non era che Odino sotto mentite spoglie, il quale consigliò al giovane quale destriero scegliere, e la scelta cadde su Grani, diretto discendente di Sleipnir, il cavallo di Odino.

La famiglia di Reginn era composta da Hreiðmarr, il padre, e i due fratelli, Fàfnir e Ótr.
Otr era un ottimo nuotatore, solito ad andare a nuotare ad Andvarafors, le cascate dove viveva il nano Andaviri che aveva il potere di trasformarsi in luccio per poter nuotare tranquillamente.
Un giorno Odino, Loki e Hoenir videro sulla riva, nei pressi della cascata, Otr con un pesce. Loki credendolo una lontra lo uccise.
Quando gli dei si recarono a casa di Hreiðmarr con l’intento di mostrargli la loro preda, furono subito imprigionati.
Per riottenere la libertà gli dei dovettero pagare un riscatto. Si recarono quindi dalla dea Rán per prendere in prestito la sua rete da pesca con la quale intrappolarono il nano. Quest’ultimo dovette consegnare agli dei tutte le sue ricchezze, cercando di tenere con sé l’anello Andvaranautr che aveva la magica proprietà di generare oro.

Gli dei ben sapendo delle proprietà magiche dell’anello si fecero consegnare dal nano, il prezioso oggetto, non prima che quest’ultimo ebbe scagliato una pesante maledizione.
Hreiðmarr saputo dell’anello obbligò gli dei a consegnarlo e subito l’anello mise in atto la maledizione, Fáfnir ucciso il padre, cacciò da casa il fratello tenendo per sé tutto l’oro.
Fáfnir divenne un drago e Sigfrido accettò di ucciderlo.
Chiese una spada e appena la ebbe ottenuta la provò immediatamente colpendo un’incudine, ma l’arma si frantumò. Chiese a Reginn di fabbricarne un’altra, ma anche questa si ruppe immediatamente.
Infine Sigfrido chiese allo zio di fabbricarne una partendo dai frammenti di quella del padre Sigmundr.
La spada chiamata Gramr al primo colpo tagliò l’incudine a metà.

Reginn consigliò a Sigfrido di scavare una fossa, celarsi all’interno aspettando che il drago vi si posizionasse sopra per trafiggerlo.
Odino, sempre sotto le mentite spoglie di un vecchio, gli consigliò di scavare molte fosse per far defluire il sangue, quindi immergervisi per ottenere il dono dell’invulnerabilità.
Sigfrido seguì i consigli, uccise il drago e s’ immerse nel suo sangue, ma una parte del corpo, la spalla, rimase intatta perché una foglia si era posata su di essa.
Sigfrido bevve il sangue del drago ottenendo così la capacità di comprendere il linguaggio degli uccelli, che gli consigliarono di uccidere Reginn che stava tramando alle sue spalle.
Sigfrido uccise Reginn decapitandolo e arrostito il cuore di Fáfnir ne mangiò una parte ottenendo il dono della profezia.

Nella vita di Sigfrido comparve l’amore con l’incontro di una valchiria, Brunilde, ma la profezia volle che la donna andasse in sposa ad un altro uomo.

Sigfrido andò alla corte di Heimar, sposo di Bekkhild, sorella di Brunilde, e infine alla corte di Gjuki, dove si fermò a vivere.
Gjiku e sua moglie Grimilde avevano tre figli Gunnar, Hogi, e Guttorm e una figlia Gudrun.
Grimilde fece bere una pozione a Sigfrido per fargli dimenticare Brunilde e sposare Gudrun.

Nel frattempo Gunnar iniziò a corteggiare Brunilde.
Brunilde, mentre era circondata dalle fiamme promise che si sarebbe unita soltanto a chi avesse avuto il coraggio di varcare tali fiamme.
Solo Grani, il cavallo di Sigfrido lo avrebbe fatto e solo Sigfrido poteva cavalcare il destriero.
Il giovane scambiò le sembianze con Gunnar attraversò le fiamme e vinse Brunilde per Gunnar.
Gudrun raccontò l’inganno a Brunilde e quest’ultima decisa di vendicarsi tramò vendetta.
Si allontanò rifiutando di parlare con chiunque e quando Sigfrido, mandato da Gunnur le chiese spiegazioni, Brunilde lo accusò del tradimento.
Gunnar e Hogi intanto tramavano per uccidere Sigfrido, convinsero il fratello Guttorm ad uccidere Sigfrido mentre era nel suo letto, mentre Brunilde uccideva il figlio di tre anni e poi spinta dal rimorso si toglieva la vita.

Su un gran rogo funebre furono deposti Sigfrido, Brunilde e il figlio di Sigfrido, dove le fiamme fecero nascere una leggenda.


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