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Aldobrandino I

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Gli Estensi





Non visse molti anni Aldobrandino d’Este, tuttavia bastarono  per lasciare di sé  una terribile immagine.

Nato intorno al 1190, iniziò la sua carriera come brigante di strada.

”Piccoli fatti” come rubare le ceste dalle carovane dei mercanti o violentare qualche ragazza incontrata nei campi.
Soltanto che questi “piccoli fatti” erano talmente frequenti che gli scambi tra campagna e città furono quasi paralizzati, e i padovani dovettero mandare ad Este degli ambasciatori perché pregassero il giovane marchese di tranquillizzarsi.

Aldobrandino per poco non derubò anche gli ambasciatori, i quali pensarono che un assedio e qualche incendio dimostrativo avrebbe riportato il giovane alla ragione.
Così fu.

Aldobrandino, capì che se avesse resistito, sia lui sia i suoi uomini sarebbero morti, e di conseguenza accettò delle condizioni piuttosto dure: cessione della cittadella d’ Este alla comunità padovana e divieto di farvi rientro, senza il permesso del podestà.
Sicuramente l’esilio sarebbe durato a lungo se non fosse capitato un incidente tra l’erotico ed il diplomatico.

Un gruppo di nobili padovani e veneziani, si erano ritrovati a Treviso per giocare “al castello”.
Di cosa si trattava?
Semplicemente di un traliccio di legno dove si chiudevano ragazze selezionate secondo criteri di bellezza e di facili costumi.
I “cavalieri” dovevano assaltare il castello, vincere la difesa fatta di grida e risate e portarsi via la preda preferita.

Le dame erano circa duecento e i cavalieri un centinaio, sarebbero dovute bastare a tutti.
Sfortuna volle che nello stesso tempo, una ragazza fosse raggiunta da un veneziano e da un padovano.
Nessuno volle rinunciare, strattoni, insulti, una bandierina di San Marco calpestata e il gioco non fu più tale, ma divenne una lotta.

I veneziani erano pronti a dimenticare l’offesa, ma i padovani corsero ad occupare una striscia di terra della Serenissima, arrivando fino alle vicinanze di Chioggia.
In soccorso dei veneziani arrivò un provvidenziale nubifragio, le onde del mare di alzarono, i campi di Chioggia furono allagati e così gli invasori si ritrovarono bloccati in un pantano.
Qualcuno morì, qualcuno fu fatto prigioniero altri riuscirono a scappare.
Tra questi Aldobrandino, a cui era stato concesso un mezzo perdono per poter partecipare alla battaglia.

Dopo la buona prova di volontà, al giovane marchese fu consentivo di preparare una spedizione che, secondo le sue speranze, l’avrebbe portato ad impadronirsi della Marca anconetana.
Non era un capriccio improvviso, sette anni prima suo padre aveva ricevuto l’investitura della Marca, da papa Innocenzo III e l’imperatore Ottone non aveva mosso obiezioni.
Per Aldobrandino la spedizione sembrò una passeggiata, ma non fu così.

I conti di Celano assalirono l’esercito del marchese, Aldobrandino riuscì a rifugiarsi ad Ancona, in una casa amica.
Ma il destino era in agguato.
Un servo della casa, trovò conveniente vendere Aldobrandino agli avversari servendogli un frullato avvelenato.
Era il 1215.


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