TRA STORIA E MITO
MITOLOGIA GRECA
APOLLO
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ApolloApollo fu uno degli dei più importanti della mitologia greca e romana.
Dio della divinazione, delle arti (le Muse dipendevano da lui), patrono della medicina era in grado di provocare un’epidemia su un paese o di farla cessare.

Era il protettore dei pastori, benché fosse anche amico del loro principale nemico: il lupo.
Apollo era anche chiamato Febo, come dio sole, sebbene questa identificazione non esistesse prima del V secolo a. C.

Apollo era figlio di Zeus e di Leto e fratello gemello di Artemide, entrambi arcieri, avevano l’incarico di dare la dolce morte con le loro frecce agli anziani e ai malati.
Quando la titanessa Leto cercò un luogo tranquillo dove mettere al mondo i figli di Zeus, la terra si rifiutò di accoglierla per timore della collera di Era, solo Delo accettò di ospitarla poiché non era una terra vera e propria, ma un’isola galleggiante.

Poco più che bambino Apollo partì da Delo dirigendosi verso il monte Parnaso, dove si celava il serpente Pitone colpevole di aver tentato di stuprare Leto mentre questa era incinta del dio, e lo ferì gravemente con le frecce forgiate da Efesto.

Pitone si rifugiò presso l'oracolo della Madre Terra a Delfi ma Apollo lo inseguì anche nel tempio e lo finì dinanzi al sacro crepaccio.
La Madre Terra, oltraggiata, ricorse a Zeus che non soltanto ordinò ad Apollo di farsi purificare a Tempe, ma istituì i giochi Pitici in onore di Pitone, e costrinse Apollo a presiederli per penitenza.
Apollo, invece di recarsi a Tempe, andò a Egialia in compagnia della sorella Artemide e poiché il luogo non gli piacque, salpò per Creta, dove re Carmanore eseguì la cerimonia di purificazione.

Al suo ritorno in Grecia, Apollo andò a cercare Pan e dopo avergli strappato con blandizie i segreti dell'arte divinatoria, s’impadronì dell'oracolo delfico e ne costrinse la sacerdotessa, detta pitonessa o la Pitia, a servirlo.

Per due volte Apollo servì un mortale.
La prima volta a causa di una punizione inflittagli da Zeus quando il dio, per vendicare la morte di suo figlio Asclepio stroncato da una folgore fabbricata dai Ciclopi, uccise questi ultimi.
Zeus adirato lo inviò per un anno in Tessaglia da Admeto, re di Fere; Apollo ripagò il sovrano per la sua gentilezza facendo sì che tutte le sue vacche partorissero due vitelli e proteggendolo dalla morte.

La seconda volta Apollo lavorò insieme a Poseidone costruendo le mura di Troia per Laomedonte dietro compenso.
Apollo custodiva le mandrie mentre Poseidone costruiva le mura, ma Laomedonte non onorò la sua promessa e si rifiutò di pagarli, Apollo si vendicò colpendo con una pestilenza la città.

Come dio della musica Apollo inventò la cetra, e ricevette dalle mani del suo fratellastro Ermes la lira; quest’ultimo aveva rubato una parte della mandria di Apollo nascondendo poi le bestie in una caverna.
Apollo, con l’aiuto di Zeus, scoprì il furto e propose a Ermes uno scambio; gli avrebbe lasciato le bestie rubate in cambio della lira che divenne poi il suo strumento favorito.

Un giorno il satiro Marsia sfidò Apollo in una gara musicale, poiché il dio poteva suonare la sua lira sia dritta sia rovesciata si aggiudicò la vittoria.
L’accordo prevedeva che al vincitore spettava decidere il trattamento che doveva subire chi perdeva la gara.
Apollo non solo decretò che Marsia fosse scorticato vivo, proibì anche che lo strumento di Marsia, il flauto, non fosse più suonato in sua presenza.
In seguito un musico, Sacada, consacrò un flauto ad Apollo e da allora il dio consentì che lo si suonasse nel corso dei riti pitici a Delfi.

Apollo fu il più fedele protettore di Troia; a Eleno e Cassandra, figli di Priamo, concesse il dono della divinazione.
Lo scopo di Apollo era di sedurre Cassandra, quando capì che non gli avrebbe ceduto la colpì con una maledizione: nessuno avrebbe creduto alle sue predizioni.

Apollo subì il rifiuto di molte donne.
Dafne preferì essere trasformata in un albero di lauro piuttosto che diventare la sua amante.
La Sibilla Cumana, alla quale offrì di vivere tanti anni quant’erano i granelli di sabbia che stringeva nella mano, rifiutò le sue proposte e fu condannata a vivere mille anni ma invecchiando.
Quando Zeus diede a Marpessa la possibilità di scegliere tra Apollo e il mortale Ida, la fanciulla preferì Ida.
Apollo corteggiò anche la ninfa Sinope, che prima di cedergli chiese che fosse soddisfatto un suo desiderio; il dio promise, e la ninfa gli rivelò che il desiderio era di voler restare vergine fino alla morte.

Anche i suoi amori con giovani uomini non furono fortunati.
Involontariamente uccise Giacinto con un disco e fu dal suo sangue che nacque il famoso fiore.
Amò Ciparisso che soffriva per aver ucciso il suo cervo addomesticato e per consolarlo lo trasformò in cipresso.

Nell’Iliade, Omero ci presenta Apollo nella sua veste più spaventosa, mentre punisce i Greci per il rapimento di Criseide, figlia del sacerdote Crise, colpendoli con la peste.
Fu ancora Apollo che provocò la morte di Achille con una freccia tirata dall’arco di Paride.
Ordinò a Oreste di punire sua madre Clitemnestra e il suo amante Egisto colpevoli dell’uccisione di Agamennone e quando Oreste, dopo il delitto, fu reso folle dalle Erinni, fu Apollo che gli consigliò di difendere il suo comportamento davanti al tribunale dell’Aereopago ad Atene.
Oreste comparve davanti alla corte e Apollo prese la sua difesa contro le accuse delle Erinni e dell’ombra di Clitemnestra.

Apollo si scontrò anche con Eracle, il quale, avendo ucciso Ifito, si recò a Delfi per sapere come poter essere purificato e guarito dalla follia che lo aveva colto.
Ma tanto era riprovevole l’assassinio di un amico che la Pizia rifiutò di rispondergli.
Eracle allora s’impadronì del tripode sacro e lottò con Apollo, finché Zeus non scagliò una folgore separando così i suoi due figli.
In seguito Apollo disse a Eracle che sarebbe guarito solo dopo aver servito per tre anni come schiavo.
Eracle riconoscente diffuse il culto di Apollo che come lui era stato costretto a servire un comune mortale.

Apollo, oltre ad Asclepio, ebbe numerosi figli, tra i quali Aristeo che generò dalla ninfa Cirene, Orfeo (secondo alcune versioni) e Lino.

Anche presso i romani era considerato un dio di gran lignaggio; si manifestava attraverso l’oracolo della grotta di Cuma, la cui Sibilla accompagnò Enea nell’Ade.

Augusto lo elesse come suo protettore edificandogli il magnifico tempio sul monte Palatino che fu terminato nel 28 d.C.


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