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LA TORRE DI FEDERICO II
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Torre OttagonaleLa divisione dello spazio geografico ed astronomico in otto parti rappresentata nella geometrica e architettonica forma ottagonale è un concetto molto antico risalente all'antica civiltà megalitica sorta in età preistorica soprattutto nel versante atlantico dell'Europa (dalla Penisola Iberica fino alle Isole Orcadi a nord della Scozia).

Numerosi monumenti di pietra, soprattutto di forma circolare, come Stonehenge e Newgrange, rappresentano questa ripartizione elaborata secondo alcuni studiosi in un vero e proprio calendario annuale poi ereditato dai Celti nella loro religione.

Alle quattro ricorrenze astronomiche principali, i solstizi d'estate e d'inverno e gli equinozi di primavera e d'autunno, i sacerdoti megalitici avrebbero in sostanza aggiunto altre quattro ricorrenze annuali intermedie corrispondenti al “Calendimaggio” (Beltane), alla “Notte di mezza estate” (31 luglio-1 agosto, Lammas), “Ognissanti” (Samhain, 1° novembre), e la “Candelora” (Candelmas, 2 febbraio).

Torre Federico IINella successiva tradizione storica celtica e poi romano-medievale, tali ricorrenze sopravvissero finendo poi per essere assimilate e cristianizzate dalla Chiesa cattolica, al pari dei solstizi e degli equinozi (qualcuna, come Lammas, venne differita di un paio di settimane diventando il nostro Ferragosto o Festa dell'Assunta). Certamente tutte queste conoscenze vennero accolte e conservate anche dagli architetti e maestri costruttori principalmente francesi, tra cui spiccavano i membri dell'ordine dei Cistercensi, costruttori delle cattedrali gotiche e dei castelli di Federico II di Svevia.

In tutte le proprie opere architettoniche essi sempre ricercavano oltre che una proporzione geometrica fra le singole parti del progetto, metafora della perfezione, anche una stretta correlazione con gli elementi astronomici e celesti, in primo luogo con l'orientamento agli equinozi ed ai solstizi, simbolo di legame tra la terra ed il cielo, così come nell'antichità pagana, anche nel medioevo cristiano.
La mano cistercense è certamente presente anche nella Torre ennese, la cui forma ottagonale potrebbe dunque celare l'antica tradizione celtico-megalitica di orientamento solare coi solstizi, gli equinozi e simbolicamente con le altre quattro festività annuali.
Ma non solo.

Torre di Federico IIAlla sua costruzione potrebbero anche aver partecipato, come nel caso di altri castelli svevi, anche gli architetti arabi, esperti ad esempio nella costruzione delle scale a chiocciola, il cui disegno nella Torre ennese è identico a quelle presenti nel Castello Ursino e a Castel del Monte.
Ed è difficile sottrarsi all'idea che ai fini del preciso posizionamento della costruzione non possano aver contribuito contemporaneamente anche le sofisticate conoscenze astronomiche e geografiche arabe, direttamente ereditate dalle tradizioni caldee, persiane ed egiziane, oltre che dell'antica scienza greca.

Quasi ognuno degli otto lati della Torre è idealmente orientato sulla carta geografica con una delle principali città siciliane del tempo: Palermo, Girgenti-Agrigento, Taormina, Terranova-Gela, Agira.
Anche la pianta ottagonale di Castel del Monte, in Puglia, fu edificata idealmente al centro dell'impero di Federico II, infatti presenta i suoi lati perfettamente orientati con molte grandi città mediterranee ed europee, prima fra tutte Istanbul-Costantinopoli, con finalità soprattutto ideologiche.

Se venisse confermata la tesi che a costruire la Torre ennese non sia stato Federico II, ma suo figlio Manfredi, Re di Sicilia, allora potremmo trovarci di fronte ad una sorta di “tradizione di famiglia”. Dopo la sua discussa incoronazione nel 1258, infatti il nuovo sovrano svevo avrebbe forse inteso ricalcare ideologicamente le orme paterne edificando anch'egli in maniera più discreta, probabilmente anche per motivi finanziari, ma con la medesima perfezione tecnica e architettonica, un simbolo monumentale del proprio potere, una “rosa dei venti” più piccola del monumentale castello pugliese che posta al centro della Trinacria legasse idealmente a sè luoghi e città perlomeno dell'isola siciliana, in un momento storico in cui la sua sovranità veniva messa in discussione ed apertamente osteggiata anche in Sicilia, nella città di Messina in primo luogo, dalle forze guelfe fedeli al papa.

Dal punto di vista puramente storico e culturale rimane però il mistero di come siano riusciti ad identificare il luogo geografico corrispondente al centro esatto della nostra isola. Certamente una mano in tal senso venne data dai geografi e matematici arabi, storicamente espertissimi nel rilevamento di coordinate geografiche ed astronomiche, e ancora a quel tempo al seguito degli Svevi. Un'ennesima dimostrazione insomma del clima di sincretismo culturale e scientifico esistente all'epoca anche e soprattutto in Sicilia tra i dotti e gli uomini di scienza appartenenti a differenti culture e religioni.

di Ignazio Burgio dal sito Catania Cultura
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