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ANTICO EGITTO DI ISIDEIside

LADRI nella TOMBA
del FARAONE CHEOPE


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Piramide di Cheope

"Alle tre e mezza del mattino arriviamo ai piedi della piramide più grande.
Deponiamo i nostri abiti all’ingresso del corridoio che conduce verso l’interno e scendiamo nel buio precipizio tenendo ciascuno una torcia in mano.
Verso il fondo bisogna strisciare come serpi per addentrarsi nel passaggio interno che comunica col primo.
Lo percorriamo in ginocchio appoggiando le mani contro le pareti.
Se non si usa questa precauzione si corre il rischio di scivolare lungo il piano inclinato che ha intagli appena accennati, non sufficienti perché il piede faccia presa e si rischia perciò di precipitare verso il basso, nell’ombra ignota.
A metà del nostro percorso spariamo un colpo di pistola: la detonazione rimbalza di eco in eco nella cavità enorme e spaventosa dell’immenso monumento, svegliando dal loro lugubre sonno migliaia di pipistrelli che si lanciano in volo furioso investendoci, colpendoci le mani e il viso e spegnendo molto delle nostre torce”.

Era il 1769 e così Claude Savary descriveva il suo ingresso nella tomba di Cheope; pochi erano coloro che osavano avventurarsi sino alla camera mortuaria del faraone, dove ancora giaceva vuoto l’imponente sarcofago.

Invano gli architetti di Cheope avevano approntato varie gallerie all’interno della tomba modificando più volte i piani iniziali della costruzione e ampliando il monumento.
Invano i sacerdoti avevano sigillato con immensi massi i corridoi inclinati che portavano alla camera funeraria ove Cheope avrebbe dovuto riposare in eterno circondato dal suo favoloso tesoro.

Chi profanò quel nascondiglio così perfetto e dove sono finiti i tesori di Cheope?
Secondo Savary la tomba fu depredata secoli prima, quando le vestigia dell’antico Egitto erano ancora sepolte dalla sabbia.

Ma non fu così.
Già durante il regno di Cheope i ladri di tombe erano attivi e non si fermavano neppure davanti alle sepolture dei propri re, quindi è molto probabile che già qualche secolo dopo la scomparsa del faraone i ladroni, che di notte vagavano per il deserto, approfittando della blanda sorveglianza effettuata all’esterno delle sepolture o addirittura in combutta con chi doveva svolgerla, siano riusciti a penetrare nella stanza funeraria rubandone il tesoro.

In un documento del 2000 a.C. il re Khety rivolgendosi al proprio figlio scrive:
”… molte battaglie sono state fatte nelle necropoli, molte tombe sono state violate e depredate. Anche io ho partecipato a simili imprese”.
Nel 1000 a.C. il governatore di Tebe, esasperato dai continui saccheggi, creò una speciale commissione d’inchiesta con il compito di studiare il problema e porvi rimedio.
Nessuna piramide era sicura, inutili furono tutti i sistemi di sicurezza come saracinesche di granito e stretti cunicoli.
Savary dunque si sbagliava e mentre all’interno della camera funeraria passava accanto agli stretti cunicoli di aerazione, meravigliandosi di tale raffinatezza architettonica, qualcuno ammirava i tesori di Cheope nascosti chissà dove.

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