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Edda Ciano Mussolini 

EDDA CIANO MUSSOLINI

Da bambina voleva essere un uomo, da donna dovette scegliere tra due uomini: suo padre e suo marito.

Edda nacque a Forlì il 1 settembre 1910, figlia di Benito Mussolini e di Rachele Guidi. Già da bambina respira l'aria politica nelle riunioni di partito dove spesso suo padre soleva portarla. Considerata da tutti un maschiaccio era abilissima in tutti gli attrezzi ginnici, le sue letture predilette erano i romanzi di Salgari, ed aveva una precoce predilezione per le automobili.

Divenne una giovane donna emancipata più grazie ai viaggi che agli studi in cui rimediò sempre voti mediocri; al liceo Parini, dove suo padre già capo del Governo, aveva voluta mandarla, non resistette che per pochi mesi.

Iniziò a compiere lunghi viaggi prima in Africa Settentrionale, a Ceylon e in India. Di ritorno da uno dei suoi viaggi, poco dopo averlo conosciuto, accettò di sposare un giovane diplomatico, figlio di un gerarca fascista: Galeazzo Ciano.

Quando si sposarono il 24 aprile 1930 lui aveva ventisette anni Edda venti.

Fu un ricevimento fastoso, una delle poche occasioni di alta mondanità che la dittatura fascista offrì al Paese.

Fino ad allora Edda era vissuta all’ombra di suo padre, anche se di certo non corrispondeva all’educazione che il Duce avrebbe voluto imporle, che riteneva incompatibili sigarette e pantaloni con le donne, cose di cui Edda ne faceva largo uso. Nonostante il carattere ribelle e impetuoso della figlia, il Duce non fece mai mancare alla figlia un tenero affetto.

Ora con Galeazzo Edda intravedeva una nuova emancipazione, di certo non le si addiceva il ruolo di moglie modello e massaia da manuale.

Negli anni seguenti nacquero tre figli, Fabrizio, Raimonda e Marzio, tuttavia l’attrazione fisica si spense ben presto, rimanendo soltanto un fortissimo legame psicologico ed affettivo, già dall’epoca del loro soggiorno a Shanghai, dove Galeazzo era stato nominato console generale d’Italia, il loro rapporto era aperto, improntato ad una reciproca libertà di incontri.

Edda beve gin, adora i tavoli da gioco, dove sperpera grosse somme, per le quali deve alle volte ricorrere al segretario del padre, arreda il suo salotto con i quadri di De Chirico, s’interessa di politica ed è una fascista convinta, ammira inoltre Hitler e il nazionalsocialismo per lei una sorta di fascismo più deciso.

Grazie a lei, la carriera di Galeazzo ha un’ascesa folgorante, infatti a soli trentatre anni è già ministro degli Esteri.

Allo scoppio della guerra, di cui Edda che era favorevole, vi partecipa come crocerossina volontaria salvo poi, alla vigilia dello sbarco degli alleati in Sicilia, scrivere una durissima lettera al padre, in cui con spietata franchezza denuncia le condizioni penose in cui versano le popolazioni dell’isola e il disfacimento dell’organizzazione militare italiana.

Il 25 luglio Galeazzo Ciano aderisce all’ordine del giorno, che approvato dal Gran Consiglio del fascismo segna la fine di Mussolini e l’inizio della tragedia di Edda.

Fidandosi della sua amicizia con i nazisti, consiglia a Galeazzo di rifugiarsi presso l’ambasciata tedesca a Roma. La sua speranza è di essere portata con il marito in Spagna, invece finiranno in Germania, dove è subito chiara la sorte che aspetta Galeazzo, tuttavia la decisione presa a Berlino deve avere il consenso di Mussolini.

Edda deve scegliere tra suo padre e suo marito. Sceglierà di stare dalla parte di Galeazzo e dalla metà di ottobre 1943 fino a metà gennaio del 1944 Edda ingaggerà una lotta disperata per impedire quel consenso.

Dopo un ultimo colloquio con il padre, in cui Edda gli grida tutto il suo odio, tenta un’ultima trattativa con i tedeschi: i diari del marito in cambio della sua vita. In un primo momento Himmler e le SS sembrano interessati allo scambio, ma all’ultimo momento salta l’accordo e per Galeazzo Ciano arriva l’ultima ora.

A Edda viene persino impedito di incontrarlo prima della fucilazione, le sarà permesso solo scrivergli qualche riga che lei firmerà “Deda tua”. Dopo la morte del marito si rifugia in Svizzera, dove sarà poi consegnata alle autorità italiane e mandata per alcuni mesi al confino a Lipari.

Gli anni seguenti sono un vagabondare senza pace, fino alla sua morte, la domenica delle Palme del 1955 a Roma.


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