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Fu in queste condizioni che si arriv˛ all'omicidio di Alessandro I, a Marsiglia nel 1934, ad opera di sicari del movimento nazionalista croato, attentato organizzato verosimilmente con l'aiuto del governo italiano.

Iniziava un lungo periodo di tensione in cui le questioni nazionali s'intrecciavano con la lotta ideologica e politica: di fronte al fallimento di ogni tentativo di mediazione il conflitto sempre pi¨ aperto fra serbi e croati (culminato nell'uccisone, ad opera di un nazionalista serbo, del leader contadino croato Radic) fu "risolto", nel gennaio 1929, dal colpo di stato del re Alessandro I, che sciolse il Parlamento e instaur˛ una dittatura personale.

Egli impose allo stato un nuovo nome, Jugoslavia, e lo ristruttur˛ in 10 "banovine". Tutti i simboli, le bandiere e gli stemmi tradizionali furono aboliti e sostituiti con quelli jugoslavi; tutto quel che ricordava le diversitÓ delle tre trib¨ da un giorno all'altro fu proibito.  Le banovine ebbero autonomie molto limitate, poichŔ il potere rimase saldamente in mano all'establishement di Belgrado.

I bani, nominati dal re e responsabili solo verso di lui, - tutti serbi o notori serbofili - erano per lo pi¨ generali senza competenza amministrativa, inviati dal governo con l'incarico di far da gendarmi. Crebbe in questa situazione l'opposizione nazionalista croata.

Il capo degli estremisti, Ante Pavelic fuggý oltreconfine, e cominci˛ ad organizzare l'emigrazione politica dei connazionali in Austria e in Ungheria in un movimenti detto "ustascia" (ribelli). "Pavelic era erede di quella corrente politica croata che era stata organizzata, alla fine dell'800, da un avvocato ebreo, Josif Franz. Questi era riuscito a costituire un movimento visceralmente nazionalista, richiamandosi ai secolari diritti del regno croato, e predicando l'odio contro i serbi.

Dopo la prima guerra mondiale, i suoi successori non aderirono all'idea di uno stato federale, che Radic, in maniera pi¨ o meno riluttante, pur sembrava disposto ad accettare.  Tale intransigenza fu ben vista in Ungheria e in Italia, dove nel '29 Pavelic venne accolto a braccia aperte.

Nel '31 egli potŔ organizzare, in ambedue gli stati (ma anche altrove in Europa e in America) campi di addestramento per i suoi volontari, reclutati per lo pi¨ tra operai senza lavoro. Si trattava di un manipolo piuttosto ristretto di fanatici e disperati, convinti che l'intera Croazia era in attesa del "grido di vendetta di Ante", e pronti ad affogare i suoi nemici in fiumi di sangue".

All'inizio degli anni trenta, essi diedero il via a tutta una serie di attentati, sabotaggi ed assassini politici, affinchÚ nessuno, in Jugoslavia e fuori, potesse illudersi che la questione croata era risolta una volta per tutte.

In queste condizioni si arriv˛ all'omicidio di Alessandro I, a Marsiglia nel 1934, ad opera di sicari del movimento nazionalista croato, attentato organizzato - verosimilmente- con l'aiuto del governo italiano. Gli succedette formalmente il principe Pietro, di soli 11 anni, anche se il potere pass˛ di fatto nelle mani di Paolo, fratello di Alessandro. Costui strinse nel 1939 un patto con i croati, a cui concesse una forte autonomia, anche se era troppo tardi perchŔ la seconda guerra mondiale era ormai alle porte.



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