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Per sapere qualcosa di più
Tito si pose a capo di un'ampia coalizione al cui interno erano rappresentati serbi e non serbi, su base paritaria. Oltre a coloro che professavano un'ideologia antifascista, indipendentemente dalla propria nazionalità, ciò contribuì ad attrarre:

a) Sloveni, il cui paese era stato frazionato dal Terzo Reich e dall' Italia fascista, nell'ambito del "nuovo ordine" propugnato da Hitler mettendone in pericolo la vera e propria sopravvivenza nazionale;

b) Serbi che provenivano dalla Croazia, dalla Bosnia e dall'Erzegovina, sotto la minaccia dello sterminio da parte del regime ustascia. Ma non tutti i serbo-croati in fuga dal regime di Pavelic finirono per infoltire le schiere dei partigiani di Tito. Alcuni di loro si unirono alle milizie cetniche, soprattutto nelle regioni meridionali sotto il controllo delle truppe italiane, in particolare intorno a Knin. Le autorità italiane ne finanziarono l'arruolamento nelle truppe ausiliarie necessarie sia a contrastare la guerriglia partigiana sia ad evitare che il governo croato in carica potesse imporre la propria autorità su territori croati sottoposti all'occupazione italiana ma non annessi formalmente dall'Italia.

c) Croati, provenienti soprattutto da regioni meridionali annesse dall'Italia e successivamente, dal 1942 in poi, anche da altre. Il più importante serbatoio per il reclutamento di partigiani consisteva in croati che erano stati richiamati in servizio nell'esercito regolare croato - i cosiddetti domobrani - (o difensori della patria) - che si misero regolarmente e in gran numero a disposizione di Tito, insieme ai loro ufficiali, alle armi e agli equipaggiamenti. I partigiani furono inoltre aiutati dalla reazione dei croati contro le atrocità compiute dai cetnici, soprattutto nella parte meridionale della Croazia e della Bosnia.

d) Musulmani della Bosnia, nonostante le offerte di collaborazione di Pavelic - per il quale essi erano il "fior fiore della nazione croata" - il quale fece perfino erigere loro una moschea nella città di Zagabria, la capitale a maggioranza cattolica della Croazia. Ben presto, perfino quei musulmani dei quali Pavelic aveva inizialmente cercato l'appoggio iniziarono a defilarsi, dopo aver potuto constatare la natura autoritaria del suo regime. Ciò che contribuì ad agevolare il loro avvicinamento al regime di Tito fu la promessa dell'autonomia della Bosnia e dell'Erzegovina e, come già si era verificato per i croati, la necessità di trovare protezione nei confronti dei cetnici, di orientamento fortemente antimusulmano.

e) macedoni, delusi dalla natura del regime bulgaro e attratti dalla promessa formulata da Tito della creazione di una repubblica macedone nell'ambito della federazione jugoslava che sarebbe emersa dal dopoguerra.

f) albanesi del Kosovo, contattati con difficoltà e con notevole ritardo con la richiesta di unirsi alle milizie di Tito da comunisti albanesi che auspicavano di potersi riunire allo stato albanese..



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