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Codex Marcianus



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Nel Codex Marcianus si trova un documento intitolato “La profetessa Iside e suo figlio Horus”, nel quale si narra di un’avventura affrontata da Iside.

La dea racconta a suo figlio che durante il periodo in cui fu occupato a lottare per il regno di suo padre contro il dio Seth, lei si ritirò a Hormanouthi, città sacra a Thot e massimo centro degli alchimisti dell’epoca.


Dopo qualche tempo, un angelo che dimorava nel primo firmamento la vide e le si accostò in preda ad un’ardente brama di possederla.
Iside lo rifiutò perché prima voleva conoscere da lui i metodi di preparazione dell’oro e dell’argento; l’angelo non volle o non seppe risponderle, quindi la dea gli disse di tornare il giorno dopo, quando un angelo maggiore chiamato Amnael avrebbe potuto accompagnarlo e rispondere alle sue domande.

Il primo angelo le disse che Amnael era riconoscibile per un recipiente di ceramica pieno di acqua luminosa che reggeva sul capo (ricordiamo che uno dei simboli di Osiride era proprio un recipiente d’acqua che veniva portato dai sacerdoti in processione ed esibito nei templi per l’adorazione).

Il giorno dopo Amnael si presentò da solo e a sua volta fu preso da ardente desiderio per Iside la quale però pretese che rispondesse alle sue domande, alla fine l’angelo le mostrò il suo segno, il vaso di acqua illuminata, e le svelò tutti i segreti.


Dal testo risulta che Amnael prima le fece vedere il simbolo e poi le svelò i misteri, facendole giurare di non rivelare a nessuno quello che le aveva insegnato tranne che a suo figlio Horus e al suo più intimo amico.

“Al suo più intimo amico” potrebbe riferirsi a Horus, infatti la frase finale recita:
”Così tu sei me e io sono te”, cioè l’angelo e Iside sono resi identici dal fatto di condividere questo segreto, ma la scrittura è vaga, e il riferimento può essere sia a Iside e Amnael, sia a Iside e Horus.

Nel passaggio successivo a Horus viene detto di andare a cercare e interrogare Acheronte il contadino per sapere da lui chi è il seminatore, chi il falciatore, perché si convinca che chiunque semini orzo raccoglierà orzo e chiunque semini frumento raccoglierà frumento.

Iside riflette su questa affermazione e dice al figlio che “un uomo è in grado di generare solo un uomo, e un leone un leone, e un cane un cane”, aggiungendo che qualsiasi cosa accada di antitetico a ciò è un miracolo e non può durare a lungo poiché “la natura gode della natura e la natura supera la natura”.

E ancora:
”Partecipando al divino potere ed essendo felice della sua presenza, adesso risponderò anche alle loro domande sulle sabbie, che nessuno prepara usando altre sostanze perché bisogna attenersi alla natura esistente e alla materia di cui si dispone per preparare altre cose”.

Torna poi ad affermare che il frumento genera frumento, un uomo genera un uomo e che l’oro produrrà oro.
Si ha quindi una complessa ricetta alchemica, probabilmente quella per creare la “pietra filosofale”, in grado di generare oro in continuazione.

Conclude Iside:
”Comprendi, figlio mio, comprendi il mistero, il farmaco, l’elisir della vedova”.




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