TRA STORIA E MITO
ANTICO EGITTO DI ISIDE
LIBRO
DELLE DUE VIE

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 Antico Egitto
Il Libro delle Due Vie è considerato una guida per il defunto
e appare come una sorta di carta topografica dell’Aldilà con testi e didascalie.
Il testo risale al Medio Regno e solitamente decorava il fondo delle bare lignee rettangolari provenienti dalla necropoli di Deir el Bersha; vi era descritto il viaggio del defunto attraverso due strade che conducevano all’Aldilà e pare collegassero l’Oriente con l’Occidente.

Sorvegliate da terribili guardiani apparivano divise tra loro; la prima era una via d’acqua sulle cui rive sorgevano parecchie località infestate da ostili geni di fuoco e, all’estremità, la “Campagna della Felicità”, posta sotto la sovranità di Osiride. Il defunto percorreva questa via con il dio Thot identificandosi poi con lui; questo viaggio si può considerare come una traversata del cielo notturno anche se non vi è traccia di una barca sul corso d’acqua.

La seconda è una via di terra, tracciata in nero, una specie di argine tra le distese liquide, il defunto si muove lungo questa via sulla barca solare insieme al dio Ra, al quali poi si assimila; questa è la traversata del cielo diurno.

Il viaggio del defunto ha come meta finale il territorio di Horus l’Anziano
. Solo dopo molte curve le due vie si incrociano in quella che è la prima tappa del cammino: Rosetau. Con questo nome si indicava  la necropoli dove il defunto entrava in contatto con il mondo sotterraneo posto ad occidente.

All’ingresso, dove le due Vie si incontravano, vi erano alcuni geni detti “mastiu”, cioè accovacciati, che stringevano tra le mani dei serpenti. Durante la notte il defunto, accompagnato da Ra, entrava nel “Castello della Luna”, una sala enorme con una porta monumentale, portando con sé la dea Maat, che qui appariva come Iside, posta a prua della barca notturna.

La terza e ultima parte del “Libro” descriveva il termine del viaggio
del morto, il quale doveva attraversare una barriera che si trovava all’ingresso di un nuovo territorio, le sette porte (Libro dei Morti capitolo 144) difese da guardiani agguerriti.
Le prime quattro porte si trovavano una di seguito all’altra; il defunto dopo averle superate entrava in un vestibolo con tre porte che permettevano l’accesso a tre sale parallele tra loro, destinate a tre entità e alle loro barche.

La prima sala , a sinistra, era l’ank purificato, immortale e dio. La sala a destra mostrava Osiride in un’isola con la sua barca: “Colei la cui vita è duratura”; un'altra isola conteneva invece tutte le le parti del dio disperse da Seth. Il defunto, superata l’ultima cioè quella centrale, si trovava nel mezzo della sala principale:
Egli è nel territorio della luce ed essendo scomparse le tenebre, perché “ha rischiarato la notte” e reso nuovamente integro Horus, si trova di fronte a Ra.

Qui il signore supremo è Horus l’Anziano, che si identifica con Ra; la barca di Ra- Horus l’Anziano è preceduta da divinità armate di archi e giavellotti, intenti a respingere il serpente Apophis. Questo episodio simboleggia la lotta finale contro il male.

Il defunto ha la possibilità nel suo viaggio quotidiano di accompagnare Ra (il sole) o Thot (la luna). L’importanza della luna era dovuta alla posizione geografica di Deir el Bersha, situata proprio di fronte ad Ermopoli, città sacra al dio Thot.

Dal Libro delle Due Vie, durante il Nuovo Regno, prenderanno lo spunto due rituali:
il Libro dell’Amduat e il Libro dei Morti.

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