TRA STORIA E MITO

ARCHEOLOGIA ANTICO EGITTO MADRE TERRA MAGIA - OCCULTISMO

LilithLILITH LA LUNA NERA

La luna in astrologia: attribuzione dei miti e comparazione psicologica
di Roberto Sicuteri

L’osservazione dello Zodiaco astrologico permette di conoscere tutta la mitologia espressa dalla cultura umana, dagli albori sino alla civiltà romana (…).

E’ augurabile che gli uomini cerchino nuovamente, al di là degli angusti limiti della coscienza razionale e delle coordinate scientifiche, la propria realtà psichica attraverso il messaggio dell’inconscio personale che si avvale dell’unico linguaggio valido:

quello mitico e simbolico mediato dalle fantasie, le immagini, i sogni. (…)

La mitologia è il ricordo incancellabile della Creazione e il riflesso nella nostra coscienza di tutto quello che è depositato e sorge dall’inconscio collettivo; è il favoloso e luminoso ricordo di tutte le prime cose, i primi eventi. (…)  Noi crediamo che tutte le figure mitologiche e i grandi eventi in cui sono protagonisti uomini e Dei – rispecchiando il processo evolutivo dell’uomo – siano reperibili, per analogia o attribuzione storica, nello Zodiaco e in esso si concentrino in una specie di poema, di sinfonia, ordinate secondo l’evoluzione dell’energia Universale.

Studiato comparativamente, lo zodiaco appare una miniera di suggestive idee, di informazioni sulla psicologia profonda dell’uomo e delle sue immense possibilità espressive.

Se l’uomo è un complesso in perpetuo divenire attraverso le dodici tappe zodiacali, dodici fasi di energia primaria – nelle quali si è frammentata la Prima Energia vitale – e se lo scopo supremo della sua esistenza nello spazio e nel tempo è il proprio ritorno alla sua origine immortale attraverso la sintesi voluta e cosciente delle sue energie dissociate (sia da intendersi, questo discorso, sul piano escatologico religioso quanto sul piano della psicologia profonda in riferimento alla realizzazione del Sé secondo la centroversione unificante) che operano nel suo psichismo, è essenziale che egli riconosca la natura delle forze di cui è costituito, e che apprenda a orientarle verso il loro fine secondo l’ordine dell’evoluzione cosmica nel senso mitologico dello zodiaco letto nella chiave astrologica, ontologica e psicologica.

Nessuna stella, nessun astro ha tanto attirato lo sguardo umano sull’immensa scena del cielo notturno, di tempo in tempo, quanto la Luna, questo piccolo nostro satellite ancora capace di far nascere nell’uomo profonde suggestioni emotive e psichiche. Il crescere e decrescere della sua luminosità, la sua periodica scomparsa e la riapparizione nel cielo. La sua corsa rapida fra le stelle che le fanno da sfondo, la limpida freschezza che emana la sua indefinibile lucentezza notturna e la sua occulta influenza sul moto delle acque, sulla vegetazione e la vita animale, sono tutti motivi che da sempre hanno stimolato l’immaginazione dell’uomo, creando miti, simboli e innumerevoli leggende e suggestioni

Da sempre la Luna esprime il principio femminile materno e costituisce un archetipo della Grande Madre e come tale adorata in molte civiltà.

All’alba dei tempi, in Egitto e nella Caldea si avevano civiltà prevalentemente agricole. Le terre buone e i grandi fiumi che le irrigavano rendendole fertili e fonti di benessere, stabilirono negli uomini un’immagine di rapporto vitale terra-acqua che dette origine al culto simbolico della Madre Terra e poi della Grande Madre. Più tardi l’associazione fu portata sulla Luna perché fu intuita la sua influenza notturna sulle acque e i terreni. In tal modo, da astro idolatrato emotivamente, la Luna divenne divinità degna di culto nelle civiltà più alte, assumendosi non soltanto il ruolo di Magna Mater protettiva, ma anche quello di misuratore del tempo. Nelle varie etimologie, infatti, c’è il significato di “luminosa ” e di “ misura ”

Il geroglifico della Luna è sempre stato quello di una falce o mezzaluna, orizzontale o verticale. (…) In principio, la Luna era fusa concettualmente col Sole e in certe fasi culturali assunse caratteri maschili mentre al Sole erano stati dati caratteri femminili. La erraticità lunare, la sua mobilità divennero simboli dei destini delle prime popolazioni nomadi. Con la teologia e la mitologia egizia, la Luna acquista una importanza eccezionale. Costituisce col Sole una sinarchia, la famosa Barca Solare: la fusione della Luna con il disco solare, così come è rappresentata negli ornamenti di Apis, Thoth, Iside e altre divinità egizie. Il “ Libro dei Morti ” degli antichi Egizi ci ricorda proprio questa prima significazione della Luna.

Spiritualmente la Luna è uguale al Sole: i due principi si oppongono come due poli e forze del tutto uguali ed equivalenti.

La versione esoterica ci dice appunto di questa originaria fusione Sol et Luna, convalidata dalla Genesi biblica. Sopraggiunta la grande catastrofe cosmica, la Luna si scinde dal Sole ( “ E Dio separò la luce dalle tenebre… e pose i luminari maggiori in cielo …” ) e si definisce nel suo isolato dominio notturno dando inizio così a quella che viene chiamata l’Involuzione Cosmica, prima fase della Caduta. L’analogia si ripercuote sull’Uomo Cosmico (o Uomo Naturale), dove il Maschile-Sole si scinde dal Femminile-Luna in un fronteggiarsi di Luce-Tenebra, Giorno-Notte, opposto e complementare. E’ il drammatico evento della scissione dell’individuo unitario: dal primo Adamo fu tolta e distinta la prima donna, Eva. Dal maschile fu tolta una parte che fu poi femminile. Per questi motivi d’indubbia origine biblica, c’è stato un periodo in cui la Luna ebbe un ruolo maschile e il Sole un ruolo femminile.

A Babilonia il dio lunare aveva nome Sin con attributi mascolini ed era considerato signore del mondo; addirittura il padre del dio solare Samash. La trasformazione di Sin porta poi all’induista dio Soma, che nella cultura vedica rappresentava la forma simbolica della Luna. Questi due nomi divini esprimevano anche il passaggio del Fuoco Sacro da un polo all’altro, forse perché il Sole è sorgente ignea di luce e la Luna lo riflette nella tenebra notturna. I simboli arcaici lunari erano costituiti da pilastri e principalmente da pietre e alberi.

Successivamente la Dea lunare assunse un simbolo animale. Così, tanto per citare alcune figurazioni, la divinità Ecate era il Cane tricefalo; Artemide era raffigurata da un’Orsa, Iside era una vacca, Cibele una leonessa o un corpo femminile con testa di leone, mentre Atargates è mostrata mentre cavalca un leone. Anche nella tarda fase culturale di Osiride, il toro Apis era ritenuto lo spirito lunare.

Le deità lunari sono moltissime, ma tutte si riconducono al concetto fondamentale della Grande Madre.

Così ricordiamo Ishtar in Babilonia, personificazione di una naturale energia capace di dare o togliere la vita, duplice e bifasica come la luna. Per i Fenici e gli Ebrei invece la dea lunare prese il nome di Astarte, mentre in Egitto fu in epoca più tarda divinizzata sotto le spoglie di Iside e Osiride. Iside era già chiamata Madre dell’Universo e da lei dipendeva ogni forma di vita sulla terra. Regolava le gravidanze e i parti, stimolava i cicli vegetali e regolava le acque. Parallelamente, Cibele fu la dea frigia. Più vicine a noi Gea, Rea, Demetra, Amis furono divinità lunari. Consideriamo infine che anche nella civiltà cristiana, la trasposizione della dea lunare più appariscente l’abbiamo nella Vergine Maria che viene chiamata Madre Luna, Luna spirituale ecc. (…)

Ishtar aveva un assoluto potere sulle cose viventi: “E’ la dea della fertilità dalla quale proviene il potere della riproduzione e della crescita per i prodotti dei campi, degli animali e dell’uomo… Essa è colei che apre l’Utero, il principale rifugio delle madri nelle doglie del parto. Perciò tutta la vita emana da lei…”Ishtar può anche distruggere la vita: nella fase calante, la luna spegne tutte le forme vitali e il movimento fluidico.

È l’immagine di Ecate, di Lilith, che pur affascinando, provocano la perdizione.

È noto il mito di Ishtar riferito al figlio Tammuz e al viaggio agli inferi. Narra la leggenda che Ishtar, dea lunare, regnava tutto l’anno e la sua azione rendeva fertile la terra. Tammuz, suo figlio, personificava tutta la vegetazione terrestre. L’armonia Madre-Figlio è qui chiaramente riferibile al concetto del “materno” nel rapporto astrologico Luna-Cancro. Al momento della pubertà, Tammuz diventa il virile amante della madre lunare che si abbandona al profondo amplesso notturno. Tuttavia proprio Ishtar, col passare degli anni, condanna a morte Tammuz sino a quando, al volgere del solstizio estivo, Tammuz muore.

Così la madre lunare prende il lutto per un mese durante il quale si profonde in lamenti e digiuni finché Ishtar, accompagnata dalle sue donne, intraprende il viaggio verso gli inferi, nel regno del Non-Ritorno per liberare il figlio. In questa storia evidentemente si cela il mistero edipico nell’accezione della regressione autodistruttiva, il trionfo della nostalgia del Cancro, l’abbraccio fra Luna e Figlio nel buio notturno. Il viaggio a ritroso nelle acque amniotiche, calore del corpo materno, perenne infanzia: il Cancro come Porta e Passaggio, come Arco della Vita. Ishtar passa attraverso le varie fasi degli inferi e a mano a mano viene privata dei suoi gioielli e con essi perde totalmente le proprie forze e mentre essa è agli inferi, sulla Terra si abbatte la disperazione e la depressione: animali e uomini non possono moltiplicarsi né desiderano più l’amore. Soltanto col ritorno di Ishtar sulla terra, la fertilità torna a essere rigogliosa.

Questa oscillazione del destino mitico corrisponde – è chiaro – alle oscillazioni delle fasi lunari nel periodo mensile e annuale e nei culti lunari è già implicita la ricerca astrologica dei Caldei ancora propensi all’astrolatria. Ishtar assunse altre attribuzioni nell’area babilonese; così in certe zone la luna era essenzialmente preposta a regolare la vita affettiva umana e in particolare la genitalità femminile. La deità lunare tuttavia era ambivalente e come Regina degli Inferi era terrifica: allora si presentava come funesta dea vendicatrice, madre divorante, apportatrice di angosce, distruzioni, presagi e turbamenti psichici. È la terribile luna dei folli, dei deliranti sognatori erratici, la luna dei cupi sogni a occhi aperti, l’inconscio che travolge le barriere della ragione.

Se consideriamo quindi gli Inferi mitologici corrispondenti al moderno concetto d’inconscio collettivo e di Ombra personale, vediamo allora agevole definire Ishtar-Luna un archetipo del materno-femminile che già nei primordi agiva con inaudita potenza nell’intimo dell’uomo. Il suo potere numinoso era evidente: la sua capacità di dominare in cielo (fase di luna piena), di discendere agli Inferi (luna nuova), la fanno mutevole, inarrivabile, bizzarra. Da qui, via via, sono derivate le attribuzioni analogiche dei meccanismi psicologici femminili. La sparizione della Luna dal cielo veniva considerata come la morte di Ishtar o il suo tradimento. Il suo apparire di nuovo, invece, significava la rinascita, il ritorno e la dedizione di Ishtar. La ciclicità impose il ruolo di Dea dell’Immortalità. Tale Karma trapassò col tempo nell’astrologia e nel Cancro governato dalla Luna fu visto il grande ciclo Nulla-Nascita-Vita-Nulla.

Tremila anni avanti Cristo il culto della Luna comparve in Egitto.

Essa fu dapprima Osiride, poi Iside. Nei vari passaggi, queste due divinità assunsero tratti invertiti, mascolini o femminili. Nel Libro dei Morti sono descritti tutti i rituali inerenti al viaggio nella vita e nella morte al quale presiedevano Osiride e Iside, cioè la Luna. Anche l’iniziazione ai Misteri Sacri che donavano l’immortalità, avveniva col potere di queste grandi divinità. Nell’area culturale egizia la dea lunare esprimeva il rapporto dell’uomo con la natura, del conscio con l’inconscio e anche qui era riconfermato l’archetipo della Grande Madre dell’area mediterranea.

Il simbolo della Luna e il suo culto passano poi in Grecia e a Roma, assumendo qui tratti ancor più femminili. Selene è il nome greco – da selas, luce – che la Luna assume come dea dell’Olimpo. La sua azione e il significato si restringono all’affettività e ne sono testimonianza i mitici amori di Selene per il dio Pan e Endimione. Quest’ultimo, dio bellissimo e giovane, dormiva un sonno eterno in una grotta sotto il monte Latmo e ogni notte la dolce e chiara Selene, scendendo dietro l’orizzonte, si recava a baciare Endimione dormiente profondendo il suo silenzioso amore. Questo mito ci fa vedere le caratteristiche notturne e sognanti dell’amore simbolizzato dalla Luna-Cancro.

Scompaiono, nella mitologia greca, i simboli animali (la Vacca-Luna che si accoppia al Toro-Sole) e subentrano le figurazioni umane. Si definisce in tal modo la polarità opposta e complementare di Sole e Luna, Uomo e Donna, nei grandi principi energetici Attivo Penetrante Passivo-Ricettivo. Il principio solare maschile si fonde col principio lunare femminile ma nel contempo si precisa la irriducibile antinomia imperniata sui principi di Luce-Tenebra, Vita-Morte, Caldo-Freddo, Materia-Spirito. Così nella filosofia, da Platone a Socrate e Aristotele si delinea la dicotomia fra corpo e spirito, finito e infinito. Un altro principio lunare fu personificato da Artemide-Diana, dea cacciatrice errante nei boschi che esprime l’inquietudine dell’anima senza il controllo conscio. Anch’essa fu venerata per la fertilità femminile. Un’altra personificazione lunare fu Era, la sposa di Zeus che simbolizzava la maternità e la dignità coniugale.

Ma veniamo a considerare l’aspetto negativo della Luna e le attribuzioni culturali che ne facevano una dea temibile.

La personificazione più complessa, misteriosa e temuta fu quella di Ecate, l’oscura luna perversa. Ci domandiamo se Ecate, come la Lilith di cui diremo più avanti, fosse la simbolizzazione della luna assente, cioè tramontata dopo l’ultimo quarto – quindi una vera e propria “luna nera” cioè cancellata dalla vista umana – oppure rappresentava, per la fantasia degli uomini, l’altra faccia della luna, quella mai visibile dalla terra. In entrambi i casi sia la “luna assente” che l’altra faccia del pianeta potrebbero avere costellato l’archetipo della presenza ignota e inconoscibile (ricordiamoci del mito riguardante il velo di Iside, che ha certe analogie con la struttura archetipale di Lilith) e della faccia nascosta, il lato inconscio della Madre o l’aspetto negativo della Madre. 

Torniamo a Ecate: è una dea terrifica, quasi fantasma della notte e delle apparizioni, un vero e proprio incubo.

Il mito parla di Ecate che appariva nella notte con i suoi neri cavalli. È lei che invia nel silenzio notturno l’orribile e spaventoso fantasma Empusa, anche chiamato Lamia, figlia di Ecate, che significa “introdursi con forza” oppure “incubo”. Sia Ecate che le Lamie seducevano gli uomini nel sonno, ne succhiavano il sangue e mangiavano la loro carne. Anche Lilith può essere associata a Empusa. Aristofane racconta che l’orribile creatura appariva avvolta in una vescica gonfia di sangue. Empusa ha piedi strani: uno di bronzo e l’altro di sterco d’asina. Ecate è abitualmente una Madre di Morte: appare con in mano la chiave dell’Inferno, il flagello, il pugnale e la torcia. Tutti motivi già visti in Ishtar. Più recente è la simbolica dove Ecate, la dea lunare tremenda, procede trascinata da orribili cani, oppure è tricefala, con la testa canina, proprio come Cerbero. Qui è nella sua dimensione di guardiano dell’Ade, cioè la Nera Madre distruttiva, quella che nella psicologia del profondo è il materno spirituale negativo, divorante e regressivo.

Nel mito si dice che Ecate riportò sulla terra Cerbero (cioè la stessa Ecate) e quindi si può opinare – proprio con Jung in Simboli della trasformazione – che avesse fatto riaffiorare nel conscio la Madre di Morte. Questo ci aiuta a capire come il mitologema sia il supporto analogico dell’eziologia di certe patologiche irruzioni della Madre Inconscia Negativa nella coscienza di certi soggetti gravemente turbati. Ecate dette luogo ai relativi misteri nei quali era usanza spezzare una verga dalle bianche foglie per proteggere la verginità. Ma la sua opera era rapida e temuta: viene dagli Inferi e vi torna. Di notte attraversa i campi e gli abitati apportando segreti terrori, l’epilessia, gli incubi, il raptus psichico e persino la morte.

Ecate appare anche nella divinità tutelare di Medea e della Moira, come filatrice della tela dell’umano destino. Poteva proteggere a livello magico inconscio, oppure distruggere. Nel sincretismo greco questa deità lunare oramai sentita come archetipo della Madre-Femmina, assunse il nome di Artemide o Rea e anche di Persefone. Ecate vegliava sulle porte della vita e della morte, regolava il nutrimento. Artemide era la dea cacciatrice che colpiva da lontano; a lei, come a Persefone, era attribuita una energia materna superiore e irresistibile. La greca Persefone simbolizzava la luna al tramonto. Era figlia di Demetra e solo quando Ade si innamorò di lei, essa si sciolse dal tremendo vincolo amoroso con la madre. (…)

La serie di Madri non può essere completa, in questo excursus sulla Luna, senza dire alcune parole sulla Luna Nera, cioè Lilith.

È nota l’importanza che essa ha nella pratica astrologica sino dai tempi antichi. Dopo il medioevo ha perso il suo valore oroscopico perché evidentemente meno sentita dall’inconscio collettivo e la pratica odierna quasi la trascura. Lilith è la Luna Nera, si è detto, ma il concetto sia astronomico sia simbolico-astrologico che la riguarda rimane tuttora assai confuso e i documenti relativi sono scarsamente degni di considerazione scientifica. (…) Si è sempre detto che Lilith – Luna Nera – della quale si conoscono la longitudine astronomica e il passo mensile, rappresenta l’opposto della faccia nota della Luna. Nell’oroscopo è considerata come un vero pianeta con i suoi attributi.

Ma come e perché è sorta questa Luna Nera?

Perché Lilith, dal momento che la Luna poteva essere considerata dagli astrologi anche nelle attribuzioni negative di Ecate o Proserpina? Evidentemente, la luna, apparendo nel suo candido splendore non poteva suscitare nell’uomo primitivo sentimenti o immagini di paura e timore! La Luna – fosse Ishtar oppure Osiride o anche Persefone – era pur sempre la Imago Mater, la femminilità con la sua potenza, ora buona ora cattiva, ma pur sempre visibile all’uomo. Ma Lilith apparve subito come qualcosa di femminile minaccioso e oscuro. Fin dall’epoca babilonese e sumera, essa fu, in astrologia, vissuta come mito e simbolo negativo o quanto meno pericoloso per l’uomo.

Lilith è dunque un pianeta ignoto?

È veramente l’altra faccia della Luna invisibile all’occhio umano, per cui si è creato il mito del volto inconoscibile, la Femmina Proibita? Oppure Lilith è la assenza della Luna dal cielo (astronomicamente parlando: la fase di novilunio, le notti illuni), per cui tutto il cielo è oscuro e sulla terra le tenebre sono ancor più fitte? Potrebbe essere – in termini analitici – l’introiezione di un oggetto materno cattivo, l’irruzione della figura inconscia, proprio come Empusa ed Ecate irrompono con il loro orrido aspetto a tormentare la coscienza e i sensi dell’uomo?
È difficile rispondere.
Noi ci teniamo aderenti ad una interpretazione mitico-archetipica di Lilith – Luna Nera e la riteniamo una formazione simbolica immaginaria che costella il complesso della “madre terribile” nell’inconscio dell’uomo e che questi proietta nel cielo personalizzandola. Non vogliamo dunque fondare teoreticamente la realtà di Lilith e pertanto rimane a nostro avviso ateoretica, capace sempre di presentarsi in tutta la sua potenza psicologica, come simbolo o mito creato liberamente dalla vita, ma chiaramente situata davanti all’imago della Madre Nera e facente parte della fenomenologia del complesso edipico distruttivo in quanto seduzione regressiva.

Vediamo dunque, in breve, come Lilith – Luna Nera è nata nell’inconscio collettivo.

Dobbiamo risalire alla Bibbia, dove troviamo Lilith come la prima compagna di Adamo. Le interpretazioni bibliche sono contrastanti, ma appare abbastanza credibile che Lilith precedesse Eva: fu la femmina di Adamo formata da Dio con materia vile e sudicia anziché terra pura. Così la creatura era contaminata. Attribuzioni giudaiche vogliono che Lilith sia stata una prostituta Cananea adoratrice di Anath.

Fonti varie riportano una interpretazione suggestiva:
Lilith si rifiutò ad Adamo per non soggiacere sessualmente sotto il corpo di lui, ribellandosi anche a Dio. Lilith fuggì sul Mar Rosso, unendosi colà con demoni e creature perverse, generando diavoli, dopo che con Adamo aveva partorito il demone Asmodeo (analogico alla figura demoniaca di Caino, figlio di Eva ?). Lilith rimase con i diavoli, ormai ella stessa demone, ribelle a Dio e ai suoi angeli, sostenendo un atroce duello col divino, in quanto Dio la puniva sterminando i suoi figli demoni, i cosiddetti “lilim” e Lilith rispondeva strangolando i bambini che avvicinava dentro le case.

Altre fonti ricordano una Lilith regina di Saba, altrettanto feroce e aggressiva.

Il nome Lilith riconosce una origine assiro-babilonese che vorrebbe significare diavolessa oppure demonio femmina o spirito dei venti. Nel 2000 a. C., in epoca sumera dell’epopea di Gilgamesh, essa prese il nome di Lillake. Secondo una etimologia ebraica volgare, Lilith deriverebbe da Layil, che significa notte, quindi è il mostro notturno con i piedi pelosi di animale. E’ ancora nuovamente evidente la parentela con le Lamie, le demoniache figlie di Ecate. Quale è dunque il concetto psicologico adombrato in Lilith? Forse essa esprime un femminile totalmente identificato con l’Animus, che si nega a se stesso e nel contempo nega la imago pater? Produce una resistenza sessuale verso l’uomo in quanto esprime un erotismo istintuale del tutto scisso, bruciato nella esperienza animalesca?

Per certuni Lilith può essere l’Anima invasa dall’ombra, identificata con un istintuale distruttivo; per altri può essere la Madre Divorante che trasmette messaggi erotici carichi di seduzione edipica. Ricordiamo che Lilith seduce e uccide i bambini e le sue posizioni sessuali vedono sempre il maschio in posizione d’inferiorità, diventando cioè, secondo il mito, la Donna castrante, il trionfo cieco delle energie animiche inchiodate al sesso. Possiamo dire perciò che dalla Luna, quale archetipo e quale simbolo della Madre e della Femmina, deriva anche la Luna Nera-Lilith che è da includere nella serie delle madri terrificanti espresse nelle più svariate simbologie come Ecate-Persefone-Empusa-Lamia-Lilith – pesce vorace (Frobenius) – drago, balena, ecc… 

Il particolare simbolico comune è il cavalcare sul corpo della vittima (Lilith infatti nel coito esigeva di stare sopra il corpo del maschio), o la uccisione dei bambini, che può spiegarsi come l’identificazione introiettiva alla Madre, il terrore notturno e l’incubo, la morte come regressione o negazione della vita e la inflazione sessuale come scissione dell’istinto reso complesso autonomo nella personalità.

Ma Lilith non va intesa moralisticamente come una figura di una prostituta o un’assassina, perché ciò sarebbe riduttivo e a nostro avviso non sarebbe un giudizio fedele al significato del suo grande simbolo. Lilith-Luna Nera è la Madre Negativa o la Femmina che seduce e divora, ma anche la sua greve e violenta sessualità, la sua ribellione sono l’espressione ctonia di una energia istintuale primaria assoluta, esistente da sempre nella realtà psichica dell’uomo. Lilith è la sessualità priva di freni e remore, l’altra faccia del femminile dolce e protettivo, così come essa è l’altra faccia di Dio, come vuole il mito biblico: drammaticamente Lilith è una creaturalità che si ribella al Dio patriarcale e lo combatte sul piano di un confronto paritario. Questo ci richiama a tutto un discorso sulla dicotomia fra l’anima e il corpo, fra lo spirito e i sensi. Lilith è inseparabile dalla Luna, così come la sessualità è inseparabile, quale istintuale, dai valori dell’anima. La valenza erotica nera di Lilith deve essere assunta come un’espressione essenziale dell’intera psiche.

Dobbiamo vedere in Lilith-Luna nera, al di là del significato biologico, l’aspetto spirituale del demoniaco e il suo significato numinoso.

In questa maniera possiamo valutare il simbolo della Luna Nera come sessualità insita nella espressione di una spiritualità ctonia, come il lato oscuro dell’immagine divina che l’uomo ha di sé e dei propri sensi. Essa è da accogliere senza timori o suggestioni manichee, assimilandola a tutti gli altri fattori mitico-simbolici inerenti al mondo umano. Da quanto abbiamo detto si vede come la Luna sia una primordiale espressione archetipica della Madre e del principio femminile e che da un carattere divino e astratto essa è stata riportata ad un valore antropologico. Ma sempre ha espresso la correlazione Luna-Terra-Nutrimento, analoga al rapporto Madre-Figlio-Vita.

Dalla mitologia e dai culti abbiamo visto come di volta in volta la Luna, attraverso i tanti nomi, assumesse valori positivi o negativi di Grande Madre protettiva o Madre Terribile, comunque sempre colei che domina la vita degli uomini, degli animali e della vegetazione. Espressione del matriarcato per lunghissimo tempo, la Luna ha portato, come astro, tutti questi significati nella simbologia astrologica.

L’elemento della luna è l’acqua, e astrologicamente riguarda l’età umana dalla nascita alla pubertà.

In oroscopo, dopo il Sole, occorre vedere subito dove è situata la Luna poiché la sua importanza è assoluta per la valutazione della personalità. Non solo, ma sappiamo che la Luna deve essere studiata sempre in rapporto al sole in quanto rappresenta l’imago mater, cioè un polo della coppia genitoriale. Nell’oroscopo di un uomo, esprime la donna, come moglie o amata e madre e in connessione col Sole ci fa capire quale può essere la realtà del matrimonio, così come può essere realizzata una maternità. Anche l’infanzia e il valore collettivo dell’opinione pubblica sono espressi oroscopicamente dalla Luna e naturalmente nel senso della strutturazione dell’anima e della sua proiezione sul collettivo.

Secondo certi studiosi la Luna Nuova nel primo quarto crescente corrisponde al tipo estrovertito, ricettivo attivo, capace di una intensa assimilazione del reale concreto. L’ultimo quarto corrisponderebbe invece al tipo introvertito che vive più interiormente i valori psicologici e le esperienze della vita. Nel primo caso la sensibilità è meno profonda, nel secondo caso invece il soggetto è riflessivo, attaccato al passato, alle proprie fantasie, un ipersensibile sognatore. Se la Luna Nuova corrisponde a Cibele o ad Afrodite, la seconda evoca invece l’immagine di Ecate; la prima è dispensatrice di energie, di vita e di beni anche se appare esigente, la seconda amministra i regni occulti e misteriosi, la sofferenza nevrotica.

Nella psicologia del profondo la Luna rappresenta l’Anima e l’archetipo del Femminile.

In psicoanalisi corrisponde all’Es freudiano, cioè alla fonte di energia vitale, centro pulsionale della personalità. La psiche è valutata dalla posizione della Luna nell’oroscopo, però ci permette di conoscere gli strati inconsci del soggetto, insieme ad altri fattori astrologici; ci consente di indagare sugli aspetti notturni dell’intimo, la zona di ombra personale e collettiva nel senso junghiano.

La Luna mette in evidenza l’immaginazione, la ricettività intellettuale, ma anche offre indicazioni sulla memoria. La Luna è il tramite analitico fra l’inconscio personale e l’inconscio collettivo. Quando l’astro, in oroscopo, si presenta compromesso oppure ostacolato, il soggetto può avere grossi conflitti di rapporto con la madre interiore o quella reale, oppure con la donna ai livelli più vari. Spesso può esserci l’indicazione di uno stadio infantile materno-dipendente non risolto che si ripercuote proiettivamente sui rapporti interpersonali in generale (…)

 

Roberto Sicuteri, nato nel 1928 in Toscana, è psicologo analista di orientamento junghiano, e ha approfondito gli studi nel campo dell’astrologia, delle scienze esoteriche e della mitologia in rapporto con la psicologia analitica.
Da Sicuteri, Roberto, Astrologia e mito, Ubaldini, Roma, 1978.
Harding, Esther: I misteri della donna, Astrolabio, Roma, 1973.
Graves, R. e Patai, R.:

a cura di Cristina Tartaglino

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