IsideANTICO EGITTO DI ISIDEIside

UN'AMICIZIA MILLENARIA
Un racconto di Luca Zibra

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Abu SimbelL’estate nasceva, e Ramses il grande era entrato nell’eternità sotto l’acacia d’Occidente...

...il
porta-sandali e segretario particolare di Ramses si sedette in posizione da scriba e, con un pennello nuovo, tracciò dei geroglifici su una tavoletta di legno d’acacia.
"Dedicherò il resto della mia esistenza a scrivere la tua storia ", promise."In questo mondo e nell’altro, nessuno dimenticherà il Figlio della Luce ".
(Christian Jacq, Il Grande Romanzo di Ramses)

L’aria fresca del mattino portò con sé il primo raggio di sole.
Il tempio rupestre di
Abu Simbel s’inchinò al fascio luminoso, consentendogli di varcare la soglia d’ingresso.
I fieri colossi di Ramses osservavano l’orizzonte in attesa che il naturale rituale fosse compiuto.

Un lieve soffio di vento annunciò la sua entrata e il raggio di sole iniziò a farsi largo tra i pilastri osiriaci, illuminò la leggendaria impresa bellica del faraone, la Battaglia di
Qadesh, disegnata sulle pareti della grande sala ipostila, enfatizzandone il fervore che alla sola vista emanava.
Raggiunse con passo regale la seconda sala, più piccola, e il fascio luminoso aumentò d’intensità, abbracciò i quattro pilastri quadrati e i disegni parietali raffiguranti il sovrano, seguito dalla regina
Nefertari, intento a offrire incensi e profumi alla barca di Amon
.

Poi fu la volta del Santuario.
Il raggio di sole oltrepassò l’entrata, attirato dal richiamo della statua del
faraone che sedeva sulla parete opposta tra gli dei Amon-Ra e Ra-Harakhti.
Il fascio di luce terminò il suo cammino focalizzandosi interamente sulla figura del re e in parte sugli dei a fianco. L’astro nascente baciò così le tre statue con il primo dei suoi figli e il miracolo del sole fu ancora una volta compiuto.
In quel momento Ameni si sentì posare una mano sulla spalla mentre era assorto in preghiera.
Qualcuno lo aveva raggiunto.
 Il dolce tocco sembrò liberarlo dal peso dei dolori e dei problemi legati alla vecchiaia che da anni lo affliggevano.
"Ameni, amico mio, ben ritrovato".
Lo scriba alzò lo sguardo. Ramses il Grande, l’amico inseparabile con il quale era cresciuto, l’uomo che ogni giorno della sua esistenza non perdeva occasione per commemorare la loro fraterna amicizia, il sovrano al quale era rimasto sempre fedele, stava in piedi davanti a lui. La vecchiaia lo aveva abbandonato e la nuova vita rigenerato.

"Perché quell’espressione, Ameni?", chiese il sovrano "Non credi ai tuoi stessi occhi? Non ci troviamo forse nel luogo sacro che ho fatto erigere per celebrare la mia vittoria nella Battaglia di Qadesh?", domandò, togliendo la mano dalla spalla di Ameni e allargando le braccia.
"Non siamo forse tra le mura del tempio che ha innalzato la mia persona e il mio spirito a quelli di un dio facendomi così sedere tra di loro? ", chiese indicando questa volta la sua figura ancora baciata dal sole, alle sue spalle.

I muscoli di Ramses si gonfiavano, irrigidivano e rilassavano proprio come quando era in vita. Anche il più misero sintomo e segno della sua lunga vecchiaia erano stati lasciati all’interno del suo sarcofago, nella
Valle dei Re
.
Il passaggio nell’
aldilà gli aveva restituito la sua giovinezza e la sua forza.

Passò qualche attimo di silenzio prima che Ameni trovasse il coraggio e le parole per rispondere.
"Perdonami, Maestà, non mi aspettavo di rivederti dopo tutto questo tempo " ammise con voce tremolante.
Abbassò la testa:" Le mie giornate sono trascorse prive di significato dal giorno della tua morte. Se non fosse stato per quella promessa, credo che ti avrei raggiunto molto prima".
"Non dire così, Ameni. È stata la tua stessa promessa a dare un senso ai tuoi giorni, ed è merito della tua invidiabile volontà e del volere degli dei se tu sei ancora qui".
Una lacrima scivolò lungo una guancia dello scriba, guidata dall’intricato labirinto formato dalle rughe della pelle.
"Perdonami se non ho continuato a servire la corona che hai tramandato a tuo figlio, Maestà, la mia condizione fisica non mi permette più di sopportare certi ritmi, questo viaggio è stato per me molto lungo".
"Lo so, amico mio", lo interruppe il faraone, toccandogli nuovamente la spalla.
"Ti sono profondamente riconoscente per questo tuo ennesimo sacrificio. Se fossi stato ancora in questo mondo, ti avrei rimproverato, anche se le mie parole sarebbero risultate vane. Per me avresti fronteggiato gli Ittiti da solo" disse con un sorriso che aveva lo stesso sapore dei ricordi che affluivano nella mente di Ameni.
"Per quanto riguarda i tuoi servigi, non c’è motivo alcuno per il quale tu debba preoccuparti. Mio figlio Merenptah avrà sicuramente compreso il significato del tuo rifiuto".
"Proprio così, Maestà".

Un alito di vento fresco percorse il lungo corridoio del tempio fino a cingere le spalle di Ameni come Ramses faceva con lui da ragazzo.
"Ora alzati, amico mio, e lascia il tuo bastone".
Ameni rispose con prontezza all’invito del faraone, sorpreso: nessun dolore o fatica lo ostacolò durante il movimento.
Sollevò nuovamente lo sguardo e vide che Ramses non c’era più.
La sua voce era nella sua statua tra gli dei, nei muri e nei pilastri ricoperti dalle pitture e dai geroglifici, nel vento che circondava Ameni come in un vortice.
"Adesso voltati e lasciati baciare dai raggi del sole".
Nel farlo, Ameni notò il suo stesso corpo accasciato ai suoi piedi. Un’espressione serena addolciva i lineamenti del viso; il bastone abbandonato lì vicino.
"Vieni da me, mio caro amico, segui la mia voce, mi ritroverai ad attenderti al termine del tuo cammino e nuovamente vivremo insieme nei millenni a venire".

Oltre la linea dell’orizzonte, Ramses gli sorrideva irradiato dal bagliore divino del sole.
Il portasandali e segretario particolare del re era entrato nell’eternità sotto l’acacia d’Occidente.

Luca Zibra

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