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MedeaMedea - Anthony Frederick Sandys 1868
La nave del dipinto è quella degli Argonauti, chiamata Argo, sui rami degli alberi è appeso il Vello d'oro. Il corallo che indossa Medea, nato dal sangue della testa della Medusa, è considerato un amuleto.
Tanto va Giasone a largo...che Medea gli uccide i figli!

L'ira non è l'occasionale esplosione di rabbia: diventa un vizio in presenza di un'estrema suscettibilità che fa sì che anche la più trascurabile delle inezie sia capace di scatenare una furia selvaggia.
La letteratura greca ha ben sviluppato e ha fatto oggetto principale di varie opere, per mano di diversi autori che si sono susseguiti nei secoli come Euripide, Apollonio Rodio, e poi anche nella cinematografia moderna, l’ira di una donna di straordinaria razionalità ma anche di estrema passionalità: Medea.
Credo che tutti conoscano la storia che ha portato Medea dalla Colchide alla Grecia dove nonostante abbandonò i suoi strumenti magici fu, dal sovrano Creonte, bandita da Corinto e allontanata da suo marito. Dalla conquista del vello d’oro lei agì sempre in funzione del grande amore nei confronti di Giasone e fu sempre questo ardito amore che la portò a realizzare la tragedia, che tutti noi conosciamo: l’uccisione dei suoi ben amati figli. Semplice gelosia? Assurda follia? Analizzerò le cause che portarono al compimento di tale delitto.
Al contrario di Medea la psicologia di Giasone è dunque quella di un perfetto uomo greco che fa il suo interesse politico ed economico lasciando tranquillamente in secondo piano non tanto la famiglia quanto la prima moglie. Medea però non è greca e ha ben altre concezioni del matrimonio e della vita coniugale, lei non è disposta a tollerare di essere solo una concubina ai voleri di Giasone e si sente tradita in quanto i favori che ha reso a Giasone nella conquista del vello d’oro non le sembrano degni di tale sgarbo.
Medea ha abbandonato i suoi parenti e la sua terra per seguire Giasone e adesso il suo mondo crolla, ritrovandosi sola, in terra straniera relegata a una funzione sociale che non le va per niente bene e che non riesce a accettare e a capire.
Probabilmente una qualsiasi altra donna greca avrebbe accettato tranquillamente il fatto di diventare una concubina del marito ma in Medea non ci sono i presupposti culturali per tale sottomissione e la sua reazione è al contrario forte e violenta tale da provocare un’altra serie di incomprensioni da parte del marito e che non afferra l’idea di una così dura ribellione di una donna al volere maschile. In tal modo comincia a delinearsi l’ira, malvagità, giustizia, fama, saggezza e gelosia.
Tutto ciò si realizza nel dialogo tra Giasone e Medea,in cui vi è lo scontro delle incomprensioni di cui ho parlato prima che sboccheranno in tragedia.
Questo dialogo è una vera è propria tempesta di sentimenti e di argomenti di discussione, e non avrebbe potuto essere diversamente visto che in questo dialogo maturano e si decidono i fatti che saranno fondamentali per il proseguimento della tragedia.
Nell’episodio è espressa tutta l’ira di Medea per il tradimento subito, tutta la sua diversa concezione della giustizia e la consapevolezza che il comportamento di suo marito non potrà essere che ingiusto nei suoi confronti, di conseguenza, tutta la malvagità, la gelosia e la bramosia di vendetta che è capace di provare contro Giasone e contro la sua futura sposa.
A lei si contrappone la saggezza “greca” di Giasone che non capisce tanta ira e tanto odio e parla dei grandi favori e vantaggi che lei ha ricevuto da lui avendolo seguito poiché dal nulla si è conquistata uno dei massimi riconoscimenti per l’uomo greco cioè la fama e la gloria fra gli uomini, oltre al grande privilegio che secondo i greci stessi è quello di essere diventato una cittadina greca a tutti gli effetti.
Giasone afferma:
 “...tu in cambio della salvezza mia hai più ricevuto che dato...”.
Lo scontro tra Giasone e Medea si focalizza su di un altro punto importante e cioè i vantaggi che l’uno ha ricavato dall’altra.
Medea si ritiene offesa e tradita dal comportamento di Giasone e si sente in credito verso di lui per averlo salvato e per averlo aiutato nella sua impresa. Al contrario però Giasone non si sente in debito verso Medea, anzi !
L’ha portata in Grecia, ne ha fatto una cittadina, gli ha dato fama e gloria, cosa può desiderare di più una donna ? “...tu in cambio della salvezza mia hai più ricevuto che dato...” questa frase riassume bene dunque il punto dello scontro fra due persone che hanno una scala di valori diversa e che in questo caso rendono ancora più accentuata con l’ira tale diversità.
Medea teme di non avere più patria, Giasone parla della fama come importante per la vita umana e dell’importanza dell’essere greco, Egeo garantisce ospitalità attraverso il giuramento : perché era così importante per gli antichi avere una patria sicura ?
Questo è sicuramente un problema dalle radice arcaiche.

Per comprendere tali comportamenti e tali valori bisogna immaginarsi un mondo profondamente ostile all’uomo, dove la primaria fonte di difesa dalla natura ma anche dagli altri uomini è la formazione di una società autosufficiente nella quale tutti i partecipanti alla comunità, tutti oi politai, siano organizzati e abbiano come unico scopo la tutela reciproca. Colui che in un mondo come questo era escluso dalla polis era molto più di un senzatetto, era un senza-patria.
Essere senza patria doveva essere davvero duro a quel tempo per una donna sola con figli, anzi, forse addirittura impensabile.
Medea ha ragione quando teme di rimanere sola, in terra straniera, con l’ostilità di suo marito da un lato e quella della famiglia che ha abbandonata dall’altro. Quale posto avrebbe mai potuto avere una donna sola nella società greca ?
Era questa una eventualità probabilmente così remota da non essere neanche presa in considerazione.
Credo che furono queste, nello specifico, le cause che portarono la barbara ad uccidere i suoi figli: la grande serie di torti subiti, che per una donna come lei e culturalmente diversa erano pressoché impensabili.

Medea è veramente umana nella complessità del suo carattere. La molteplicità dei gesti è il risultato del diverso e mutevole rapporto di forze tra esigenze razionali e istanze emotive col quale si spiegano bene anche quegli atteggiamenti che appaiono a primo acchito contraddittori o impossibili in una unitaria struttura psichica.
Di fronte al dramma di Medea si subisce il peso della sua sofferenza e della sua vendetta la quale, paradossalmente, dimostra, in una totale assenza degli dei, il senso dell'impotenza e della debolezza, pur nel contesto di una furia scatenata della natura, di fronte a condizioni dolorosamente irrimediabili di ingiustizia suprema.

GINA D’ERRICO

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