TRA STORIA E MITO
ANTICO EGITTO DI ISIDE
MEDICINA PARTE SECONDA
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Medicina nell'Antico Egitto





Egitto antico - Cuore
La biblioteca della salute.
Erodoto riferisce che la medicina egizia era fortemente specializzata
.
La nostra documentazione conta un Papiro Smith (così chiamato dal nome dei suo primo possessore) che purtroppo ci è pervenuto non integro, è la copia di un testo dell'
Antico Regno completa di glosse per spiegare i termini non più comprensibili.
Altra fonte è il cosiddetto Papiro Ebers (anch'esso di Epoca Lyksos), lungo ben 20 metri, una raccolta sistematica di casi di medicina tolti da trattati diversi giunta a noi completa e con glosse. A questi papiri si aggiungono otto testi frammentari, alcuni coevi, altri posteriori, che sono semplicemente appunti scritti da praticanti o frettolose copie di originali andati perduti.
Sotto il profilo della materia, risulta da tali documenti che la scienza trattava, parte a parte, la chirurgia, la medicina generale e parecchie specializzazioni fra cui oftalmologia, ginecologia, pediatria, gerontologia e malattie dell'ano.
La sistematica della prassi appare ineccepibile: come i loro colleghi moderni, i medici egizi esaminavano il malato, identificavano la malattia in base ai sintomi (diagnosi), ne prevedevano il decorso e l'esito (prognosi) e prescrivevano una terapia.

Sonno, dieta e purghe: le cure per tutti.
Le cure mediche in senso proprio consistono nel riposo, in una dieta adatta, e nella somministrazione di rimedi fra i quali i più frequenti sono i purganti.
Le ricette che ci sono pervenute indicano ingredienti per lo più vegetali (è sfruttata quasi tutta la flora egizia) e di rado minerali (allume, rame, ossido di ferro, calcare, carbonato e bicarbonato di sodio, zolfo, composti arsenicali, carbone); vi ha poi posto un certo numero di ingredienti che fungono da veicoli (birra, vino, miele, grassi animali, midollo, argilla). Il rimedio veniva somministrato in forma di bevanda, pappa, pillole e cataplasma. Tutti gli ingredienti appaiono quasi sempre adatti allo scopo terapeutico prefisso, e comunque scelti secondo un criterio di scienza naturale, mai in obbedienza a presupposti religiosi o filosofici.
Del resto le formule magiche rivolte a una divinità guaritrice venivano inserite nella cura solo per prudenza (come dire: "non si sa mai!"),per dare maggiore fiducia al paziente e per le malattie .
Molti rimedi comportavano almeno un ingrediente raro e costoso, spesso importato dall'estero (in particolare da Biblo), e questo ci dice che la psicologia dei malato dell'antico Egitto era la medesima di oggi.
I medici preparavano essi stessi le loro ricette ma si procuravano la materia prima da una organizzazione farmaceutica gerarchizzata. Al momento di consegnare le medicine erano sempre prodighi di consigli sull'igiene, che consisteva innanzitutto nel praticare abitudini sane.

Il cuore, motore della vita.
"Se il medico pone le mani sul capo, sulla nuca, sulle mani, sul luogo dello stomaco, sulle braccia oppure sui piedi, dovunque, egli ricade sul cuore, perché i suoi vasi conducono a tutte le membra".
Da una delle dottrine che appaiono nel Papiro Ebers, si deduce che i medici egizi ritenessero il cuore centro della vita e sembra anzi che già ricollegassero il suo battito a quello dei polso. I testi letterari descrivono inoltre il cuore come luogo della volontà e delle emozioni, oltre che sede dei peccato. Centro quindi dell'organismo umano fisico, psichico e spirituale è il cuore, mentre l'importanza dei cervello non era avvertita.
Nel Papiro Ebers si accenna anche al numero e alla posizione dei vasi che si originano dal cuore. Essi portano aria alle membra, acqua ai polmoni, al fegato, alla milza e all'ano, sangue e muco ai naso, ed ancora, sangue alle tempie, sperma ai testicoli, orina alla vescica ed, infine, escrementi all'ano. La dottrina è frutto evidente di osservazioni condotte, almeno in parte, su cadaveri, le cui arterie sono vuote e possono quindi sembrare condotti auriferi. Quanto ai vasi sanguiferi, essi sono in realtà vasi venosi, mentre gli acquiferi sono i vasi linfatici.
E' comunque indubbio che la pratica della mummificazione deve aver reso gli egizi abbastanza esperti di anatomia umana, una conoscenza che si dimostrerà preziosa nella pratica chirurgica.
La struttura sanitaria.
Il corpo dei medici dipendeva da un dicastero della Sanità in cui presiedeva un grande dei medici dell'"Alto Egitto" e uno dei "Basso Egitto", dai quali dipendevano "ispettori dei medici" e "soprastanti dei medici".
Esistevano poi i titoli dì "soprastante alla casa della salute, (la quale era certamente un'organizzazione ospedaliera), nonché di medici addetti ai corpi sacerdotali, colonie agricole, colonie militari, villaggi operai e reparti militari.
Il medico generico (semu) doveva sapere di tutto e anche di veterinaria, trattata negli stessi libri di medicina, ma molti aggiungevano al titolo una o più specializzazioni: semu degli occhi, della testa, dei denti e così via. La leadership scientifica della categoria era rappresentata dai "medici di Palazzo« che erano aggregati alla
Casa della Vita, l'alta scuola di tutte le scienze.
Anche l'organizzazione farmaceutica era gerarchizzata, con un "capo farmacista", che dirigeva e controllava i "conservatori dei farmaci" coadiuvati da tecnici. Le cure prestate dal medico, quando non era d'ufficio come sanitario di un corpo sacerdotale o di una colonia, erano pagate in natura.

I grandi interventi chirurgici: una leggenda da sfatare?
Data la pratica della mummificazione, che rendeva gli egizi abbastanza esperti di anatomia umana, la chirurgia non era certo sconosciuta. Dal momento che, però, ogni cura si basava sul principio "primum non nocere", i casi chirurgici venivano curati con l'uso dei bisturi soltanto per i tumori esterni e dei cauterio per i casi lievi.
Il vocabolario medico reca diversi nomi di bisturi, ma non conosciamo a quali tipi di strumento essi corrispondano; è comunque probabile che si usassero lame simili a rasoi e coltelli comuni di bronzo. Mano più pesante dovevano avere i chirurghi militari, poco più che segaossa, che chiudevano le ferite sia bruciando i tessuti con il ferro rovente o con sostanze caustiche, sia applicando punti. E' probabile che in questi casi non si ricorresse neppure all'anestesia, ottenuta, almeno a partire dal
Nuovo Regno, con il papavero sonnifero, in pratica l'oppio.

Nozioni di igiene.
I Papiri danno notizie sparse di igiene. Si consiglia, ad esempio, con insistenza di lavarsi il corpo, e in particolare il viso, la bocca e i denti al mattino, le mani prima e dopo i pasti. E' bene indossare vesti di fino, e come abiti, oltre al gonnellino o la tunica, far uso di un panno triangolare stretto alle anche a proteggere i genitali, Importante è, inoltre, sostenersi con una nutrizione completa e razionale, distribuita in una colazione, un pranzo leggero e una cena abbondante.
Per dormire, meglio usare un letto dotato di rete elastica, con materasso vegetale e coperte di lino.
Non è lecito eccedere negli alcolici, limitandosi comunque alla birra e al vino (il secondo è più dannoso del primo); in età avanzata è concesso qualche blando afrodisiaco, principalmente la lattuga, pianta sacra al dio della fecondità
Min.
La pulizia della persona, delle vesti e della casa si ottiene con grande abbondanza di acqua, incensi e salnitro.
Il clima generalmente buono e una vita semplice, alquanto attiva e quasi tutta all'aria aperta, faceva il resto.
Rilievi dell'antico Egitto mostrano che venivano praticati massaggi e che era in uso la
circoncisione.

Medicina parte prima

L'oftalmologia
La gravidanza e il parto
I papiri medici
La circoncisione
Medicina e magia nell’Antico Egitto

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