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MINATORI

Antico Egitto I minatori

Le miniere che gli antichi egizi sfruttavano, si trovavano tutte nel deserto: giacimenti di rame, di malachite e di turchese del Sinai e ad est di Koptos e in Nubia, erano frequenti anche miniere d’oro.
Il loro sfruttamento era reso alquanto difficile, dalla mancanza d’acqua, dal caldo insopportabile e dagli attacchi dei Beduini.
Nelle epoche più antiche furono organizzate delle vere e proprie spedizioni armate.
Soltanto nel Nuovo Regno, grazie a Sethi I e suo figlio Ramses II, lo sfruttamento iniziò ad essere organizzato.
Furono scavati pozzi lungo la strada che partendo da Kuban ( Contra-Pselkhis), portavano alle miniere nubiane di Ekayate, dove si trovavano circa trecento capanne di pietre per gli operai, due cisterne e delle gallerie che penetravano nel cuore della montagna.

Delle condizioni dei minatori abbiamo poche notizie.
Lo storico Diodoro Siculo racconta:
”I prigionieri, nudi e incatenati, lavoravano sotto la sferza inesorabile dei loro carcerieri e i soldati stranieri incaricati di far loro la guardia non erano neppure in grado di comunicare perché non conoscevano la lingua dei forzati che, minati dalla malattia, faticavano sino allo sfinimento e alla morte.
I minatori si introducevano nei cunicoli, resi meno bui dal chiarore di piccole torce, e facevano saltare la pietra ricorrendo all’uso del fuoco, poi ne estraevano i grossi frantumi con dei picconi.
I ragazzi raccoglievano i pezzi di quarzo che venivano poi sminuzzati, mentre le donne riducevano in polvere il minerale grezzo ricorrendo a macine di pietra.
L’operazione successiva, era il lavaggio e consisteva nel far scorrere dell’acqua sulla polvere così ottenuta, adagiata su pietre inclinate, in questo modo solo le particelle d’oro, più pesanti, rimanevano, al loro posto.
A seconda delle epoche, l’oro veniva fuso direttamente sul posto e confezionato in lingotti, oppure chiuso in sacchi, ancora in polvere, e trasportato in Egitto.

Sembra che il rendimento di queste miniere fosse ingente, sotto il regno di Thtmosi III se ne registrò l’estrazione di oltre tre tonnellate.



SCOPERTE ARCHEOLOGICHE

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