TRA STORIA E MITO
MITOLOGIA
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Mitologia babilonese
Tiamath



Marduk
Marduk
Nella mitologia babilonese Tiamath era la sposa di Apsu, l’Abisso senza fondo, il Dio nero primordiale che dorme si compiace in sé stesso e rifiuta di creare alcunché.

Questo dio della notte inattiva era lo spirito delle tenebre inerti, anteriori a tutto ciò che diviene. Per piacergli ed unirsi a lui, la sua sposa Tiamath si volatilizzò sino a divenire quasi inesistente, si dilatò nella sua sottigliezza, nello stato della Sostanza Primordiale impalpabile e trasparente.

Generò quindi i mostruosi serpenti Lahmu e Lahamu, i quali a loro volta generarono il dio dell’Alto Anšar e il dio del Basso Kišar, che a loro volta generarono gli dei Anunnaki, tra cui Marduk. Nacquero poi tre divinità molto potenti: Anu, il dio del cielo, Bel, il dio della terra, ed Ea, il dio degli oceani.

Apsu e Tiamath non furono affatto contenti di questo nuovo stato di cose, essendo due spiriti sempre immersi in una notte senza termine e in un lento scorrete dell’acqua, mal sopportavano i nuovi dei nei quali, la vita che aveva preso forma, li rendeva vivaci ed irrequieti.

Apsu iniziò a lamentarsi:
”Di giorno non ho un attimo di pace e di notte non posso chiudere occhio tale è il frastuono che fanno questi esseri. Voglio ucciderli tutti e ristabilire il grande silenzio al quale eravamo abituati”!

Ovviamente Thiamat non ne volle sapere, ma Apsu non ascoltò ragioni e si accordò con uno spirito inferiore, Mammu, il quale esisteva da prima della nascita degli dei e al quale Tamiath aveva conferito l’incarico di tenere a bada le acque tumultuose.
I tre fratelli fiutarono il pericolo ed Ea, che conosceva le arti magiche, riuscì ad imprigionare e a uccidere Apsu e Mammu.

Iniziò così una terribile guerra.
Tiamath si adirò furiosamente per la morte dello sposo e raccolta una schiera di mostri e di draghi si alleò con i demoni di alcune costellazioni; affidò il comando a Kingu, il mostro più terribile e mosse guerra agli dei.

L’aspetto dell’esercito di Tamiath era terrificante: uno stuolo di mostri dalle enormi membra e dalle frecce paurose capeggiato da Kingu, il quale portava sul petto le Tavole del Destino, il segno del supremo comando.

I tre fratelli atterriti, si rivolsero al loro padre, il vecchio Ansciar, nipote di Tiamath e di Apsu, che comandò ad Anu di riunire un esercito di demoni e di tentare le sorti della battaglia. Anu non era un grande guerriero e quando vide innanzi a sé la schiera di Thiamat, non iniziò nemmeno il combattimento e fuggì impaurito.

Il comando della guerra passò ad Ea, ma anche lui si ritirò non appena scorse all’orizzonte l’impressionante formazione nemica e Bel non tentò nemmeno.
Ea aveva però un figlio, un giovane dio coraggioso che si chiamava Marduk e sapeva di possedere tutto ciò che era necessario per trionfare. Ansciar, suo nonno, si rivolse a lui e Marduk, accettò di dar battaglia all’esercito di Tamiath a condizione però che tutti riconoscessero la sua supremazia e, dopo la vittoria, gli affidassero l’incarico di riordinare l’universo.

Tutti i discendenti di Tamiatht e Apsu si riunirono e Marduk chiese loro se fossero disposti a riconoscergli il dominio dell’universo in cambio del suo aiuto e per dimostrare quale fosse il suo potere fece sparire e poi riapparire una veste fra lo stupore di tutti gli dei.  Felici di poter confidare in un sovrano dotato di così singolari capacità lo elessero loro re donandogli subito le insegne del potere: lo scettro, il trono e la lancia.
“Tu ci vendicherai, ora va ad annientare l’esistenza di Tamiath che i venti possano disperdere nell’abisso il suo sangue”.
Marduk si preparò alla battaglia: prese l’arco che solo lui poteva tendere, si mise il fulmine sulla fronte e fabbricò personalmente una rete con cui catturare Tamiath che era invulnerabile a qualsiasi arma; creò quindi sette venti perché lo assistessero nella lotta, salì sul cocchio e alla testa delle sue schiere mosse contro il nemico.

Appena scorse Marduk, Tamiath pronunciò contro di lui un terribile incantesimo, ma il giovane era immune agli incantesimi e la sfidò a misurarsi con lui. Subito si avventarono l’uno contro l’altra e Marduk gettò immediatamente la sua rete su Tamiath, mentre i setti venti infuriavano contro di lei togliendole il respiro, alfine cadde trafitta da una freccia giacendo immobile.

Quando l’esercito di Kingu vide cadere la loro regina smise di combattere e Marduk li sconfisse con facilità, imprigionò anche loro nella rete e li gettò nell’abisso che divenne la loro dimora infernale. Tolse a Kingu le Tavole del Destino e dopo essersele appese al petto tornò vicino al corpo di Tamiath per iniziare la sua Opera di riordinatore e di creatore; divise il corpo a metà, ne sospese una parte in alto formando la volta celeste e una parte in basso per farne la base del mondo terrestre. Costruì il firmamento assegnando un posto alle varie costellazioni, regolò il corso del sole e della luna, ordinò il trascorrere del tempo istituendo l’anno e dividendolo in dodici mesi ed infine edificò le dimore degli dei Anu, Bel ed Ea.

L’ordine si sostituì al caos, la luce all’ombra in un nuovo universo armonico. Gli dei rimasero stupefatti dell’Opera svolta da Marduk, tuttavia mancava ancora qualcosa.
Mancava qualcuno che adorasse gli dei e li servisse. Allora Murdok, aiutato da suo padre Ea, raccolse il sangue di Kingu, lo impastò con la terra e con la creta rossa formatasi creò il primo uomo.

Gli dei erano finalmente felici, lodarono Marduk glorificandolo con cinquanta nomi diversi e innalzarono un grande santuario per onorarlo. Questo santuario fu la grande città di Babele e Marduk divenne la maggior divinità babilonese.

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