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MONUMENTI FUNERARI:
LE DEPREDAZIONI E L’INFLUENZA
SUL MONDO ELLENICO - ROMANO

Saqqara: le necropoli
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I primi monumenti sepolcrali, ormai scomparsi, risalgono all’Antico Regno e furono edificati secondo norme e modelli codificati da una tradizione secolare continuando ad essere riproposti fino al Nuovo Regno.

La piramide del faraone faraone Djoser a Saqqara, opera del visir Imothep, e il complesso di Giza ispirarono ai primi viaggiatori racconti più o meno fantasiosi sul carattere divino delle costruzioni egizie.
Il filosofo Proco di Costantinopoli (V sec. d.C.) nelle “Osservazioni sul Timeo”, formulava l’ipotesi che le piramidi non fossero solo tombe, ma che svolgessero anche la funzione di osservatori astronomici.
Era difficile per i filosofi greci e latini comprendere la simbologia cosmica e i sofisticati rapporti numerici che regolavano le proporzioni delle piramidi, pensate che Aristotele sostenne che le piramidi null’altro erano che un espediente dei tiranni per impoverire il popolo e impedirgli di ribellarsi.
I primi viaggiatori arabi ritennero le piramidi opera di maghi e giganti; Stefano di Bisanzio le descrisse come i biblici granai fatti costruire da Giuseppe, teoria condivisa anche dai Copti d’Egitto.

Nel XII secolo le piramidi furono preda di cacciatori di tesori, probabilmente erano depositari di una pratica tramandata da padre in figlio e così potevano accedervi senza difficoltà.
Intorno al 1200 iniziò l’inesorabile depredazione delle tombe che fu la principale causa della dispersione dei tesori funerari in ogni parte del mondo.
Fu un danno irreversibile per le piramidi di Giza alle quali furono asportati i grossi blocchi di rivestimento utilizzati in seguito per costruire a Il Cairo i palazzi dei califfi e le mura della Cittadella.

Durante il Nuovo Regno alle piramidi si sostituirono i templi della regina Hatshepsut, di Thutmosi III a Karnak, di Amenofi III a Luxor, eretti nella piana di Tebe in modo da consentire le celebrazioni del rito solare.

Un elemento complementare dei templi era l’obelisco.
L’esemplare più imponente fu innalzato ad Heliopolis da Nencoreo al centro del Santuario dedicato ad Amon - Ra, in seguito trasportato a Roma da Caligola, fu posto al centro di Piazza San Pietro.
Durante l’impero di Costanzo furono cinquanta gli obelischi sottratti all’antico Egitto e trasportati a Roma tra cui quello di Thutmosi III che oggi si trova nella piazza di San Giovanni in Laterano.
Un secondo obelisco di Thutmosi III, un tempo ad Heliopolis poi ad Alessandria, è visibile nel cuore di Central Park, mentre in Place della Concorde ne troviamo uno sottratto al tempio di Ramses III a Tebe.

Con la conquista romana l’influenza egizia ispirò la produzione artistica dell’Asia Anteriore e del bacino mediterraneo orientale.
Grazie agli scambi commerciali promossi da Alessandro Magno, l’Egitto influenzò in vari modi il mondo ellenico che iniziò ad assimilare i canoni della scultura egizia.

La civiltà etrusca presenta un culto dei morti simile a quello egizio, in particolare per l’importanza attribuita al corpo, necessario per far dimorare l’anima reincarnata del defunto.


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