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GNEO POMPEO MAGNO
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Pompeo Magno
Pompeo Magno



Cesare
Cesare

Primo Triumvirato
Primo Triumvirato
Cesare, Crasso e Pompeo

Forte di questi successi, Pompeo, nel 62 avanti Cristo, si apprestò a tornare a Roma e già molti senatori temevano una marcia su Roma come quella di Silla che portò all'instaurazione di un potere dittatoriale.

Il prestigio di Pompeo era talmente alto che, se avesse voluto, avrebbe potuto tranquillamente autoproclamarsi dittatore o monarca, ma egli decise di rimanere fedele alla Repubblica e, una volta sbarcato a Brindisi, licenziò il suo esercito.

A Roma venne accolto con grandi onori, per le sue conquiste, ma presto cominciarono le prime difficoltà; molti senatori, tra cui Cicerone, vedendo in lui, nonostante tutto, ancora una minaccia per la sopravvivenza della Repubblica, cominciarono ad ostacolarlo impedendo, per esempio, il varo di leggi di cui Pompeo aveva tanto bisogno e cioè quella relativa all'assegnazione di terre ai suoi veterani e quella concernente la rettifica delle sua riorganizzazione attuata in Asia.

Per superare questo scoglio, Pompeo, aveva bisogno di alleati potenti e fu cosi che si legò a due personaggi molto influenti a Roma: Caio Giulio Cesare e Marco Licinio Crasso.
Si formò così quel contratto privato, che doveva rimanere segreto il più a lungo possibile, passato alla Storia con il nome di Primo Triumvirato. Era l'anno 60 avanti Cristo.

L'accordo, prevedeva la spartizione tra di loro delle cariche più prestigiose. Non era un accordo nato sulla base di una identità di vedute sulla conduzione dello Stato, ma piuttosto un accordo basato su questioni di opportunismo; ognuno aveva bisogno dell'altro per motivi personali e per sete di potere. Già dopo pochi anni gli screzi fra Pompeo e Crasso rischiarono di porre fine all'accordo che solo la tenacia di Cesare riuscì a tenere in piedi e a rilanciare dopo uno storico incontro a tre tenutosi a Lucca. Il legame divenne ancora più forte quando Pompeo sposò Giulia, la figlia di Cesare.

Il triumvirato, però, non era destinato a durare a lungo; la morte di Giulia, che pose fine al legame familiare fra Cesare e Pompeo, la scomparsa dello stesso Crasso nella famosa battaglia di Carre e i crescenti conflitti tra i due triumviri rimasti, decretarono la fine dell'accordo. Pompeo, inoltre, politicamente si avvicinò sempre più all'aristocrazia senatoriale che vide in lui un baluardo da contrapporre a Cesare, capo del partito popolare, che ritenevano una pericolosa minaccia per la Repubblica. Dopo il fallimento di vari tentativi di mediazioni tra i due, si arrivò al famoso passaggio del Rubicone da parte dell'esercito cesariano. La guerra civile era ormai inevitabile.

Contrariamente alle aspettative, Pompeo, non andò incontro a Cesare cercando uno scontro armato, ma fuggì da Roma seguito dai consoli e dalla maggioranza dei senatori. Dapprima si diresse verso la Campania per poi andare a Brindisi e quindi salpare per Durazzo dove pose il suo quartier generale. Sul perchè Pompeo lasciò l'Italia senza combattere, è un mistero su cui si discute tuttora. Forse l'Asia era il terreno che conosceva meglio e in cui poteva contare su vari alleati. Inoltre portandosi dietro i consoli e i senatori, costringeva Cesare ad inseguirlo e gli eserciti a lui fedeli, stanziati in Spagna, avrebbero potuto facilmente scendere in Italia e riconquistarla.

Cesare, dimostrando una intelligenza non comune, intuì la trappola e, prima di inseguire Pompeo, si diresse in Spagna dove, nel giro di pochi mesi, sconfisse le truppe fedeli al suo nemico. Eliminata questa minaccia, potè finalmente attraversare l'Adriatico per quella che sarebbe stata la fase decisivo della guerra civile. Dopo ripetute scaramucce finalmente si arrivò allo scontro finale il 9 Agosto del 48 a.C. presso la località di Farsalo.
L'esercito pompeiano era nettamente superiore. L'esito dello scontro, però, arrise fin da subito a Cesare che alla fine colse una schiacciante vittoria. Il Magno, perso l'esercito, riuscì comunque a fuggire; raccolse moglie e figli e chiese asilo in Egitto, dove Tolomeo XIV regnava sotto tutela dello stesso Pompeo.

Qui finì l'incredibile avventura di Gneo Pompeo Magno, uno dei più grandi generali romani; gli egiziani, convinti di fare cosa grata a Cesare e nella speranza di ricevere ricompense, lo uccisero a tradimento con una pugnalata alle spalle.

Cristiano Suriani


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