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LEGGENDE
LA LEGGENDA DEL PRETE GIANNI

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Prete Gianni: la leggenda





Leggenda del Prete Gianni

Una leggenda medioevale narra di un luogo meraviglioso, il regno di “Presbyter Johannes” (il prete Gianni), situato tra le Torri di Babele e le Indie.

Tale Prete Gianni, capo dei nestoriani (1) una setta eretica , nel 1165 inviò una lettera all’imperatore d’Oriente Manuele I di Comneno.
Nella lettera, di cui è conservata una presunta copia presso il British Museum di Londra, si legge:
“Giovanni Presbitero, per virtù e potere di Dio e di nostro signore Gesù Cristo signore dei Signori, io, Prete Gianni, sono signore dei signori e di ogni ricchezza che c’è sotto il cielo e in virtù e in potere supero tutti i re della terra”.
Dunque questo sovrano cristiano, re e sacerdote, avrebbe comandato un vasto impero compreso tra Armenia e Persia ed esteso fino ai confini dell’India e della Cina, nel quale si trovava ogni sorta di creatura animale elefanti, cammelli, leoni e umana pigmei, cinocefali, ciclopi e giganti.
Non vi erano scorpioni e serpenti e dal cielo pioveva manna.
Il regno descritto nella missiva suscitò grande interesse tra i potenti dell’epoca, tanto che Papa Alessandro III ingiunse al monarca di abbandonare l’eresia nestoriana sottomettendosi alla Chiesa di Roma.
Non si sa se la lettera del papa giunse a destinazione né se ci furono risposte, ma l’episodio rivela l’interesse che la lettera del Prete Gianni rivestiva sia sul piano politico sia su quello religioso.

Scrive Umberto Eco nel suo “Storie delle terre e dei luoghi leggendari”:
“ Se esisteva un regno cristiano oltre le terre controllate dai musulmani, si poteva pensare a un ricongiungimento tra la Chiesa romana d’Occidente e il lontano Oriente e si legittimavano tutte le imprese di espansione di esplorazione”.
La lettera, tradotta nel corso dei secoli seguenti in varie lingue e versioni, aveva avuto un’importanza decisiva per l’espansione dell’Occidente cristiano, tanto che l’esistenza di questo regno cristiano sperduto nell’Estremo Oriente, dotato persino di una fontana dell’eterna giovinezza e di uno specchio magico capace di mostrare tutto quanto avveniva in ogni parte del regno, fu accettata come vero fino XVIII secolo.

Persino Marco Polo collocò il misterioso paese, di cui avevo soltanto sentito parlare, in un imprecisato territorio a ovest di Pechino, contribuendo così a solidificarne il mito.
Papi e imperatori per lungo tempo cercano una possibile alleanza con il Prete Gianni in modo da poter capovolgere la situazione a favore dei Crociati.
Del sovrano-sacerdote scrisse anche un viaggiatore inglese, John Mandeville, che raccontò di essersi recato nel misterioso regno.
Si trattava della prima e unica testimonianza diretta del regno anche se il luogo veniva localizzato in Africa anziché in Asia.
Il Manoscritto di Mandeville ebbe un notevole riscontro, tanto che Cristoforo Colombo dirà di essere stato influenzato dalla lettura di una delle tante traduzioni pubblicate nel corso dei tempi.
Sembrerebbe una testimonianza attendibile se solo il medico personale di Mandeville, in punto di morte, non avesse confessato di essersi inventato tutto, persino l’esistenza del viaggiatore inglese che sembra sia solo un personaggio di fantasia.
L’ultimo tentativo di localizzare il regno del Prete Gianni risale alla fine del XV secolo, quando anche Re Giovanni II del Portogallo tentò senza successo di mettersi in contatto con il re per ottenere l’adesione a un progetto di scambi commerciale con il subcontinente indiano.
Da allora la ricerca del mitico paese si spostò dall’Asia all’Africa ed è proprio in Etiopia che i ricercatori contemporanei sono propensi a collocare la nascita della leggenda, mentre gli archeologi sperano di rinvenire qualche traccia di antichi insediamenti occidentali di epoca medioevale, anche se di leggenda infine si tratta.
Sì !
Proprio di una leggenda che nacque chissà come e si amplificò grazie agli interessi che i potenti celavano dietro il racconto.
Secondo il famoso scrittore Umberto Eco probabilmente era un documento di propaganda antibizantina, prodotto negli scriptoria di Federico I o una delle esercitazioni che tanto piacevano ai dotti dell’epoca.
Poco importava se ciò che scrivevano fosse davvero reale.
Chiunque – continua Eco - abbia scritto la lettera, era al corrente di tutta la letteratura antica sulle meraviglie dell’Oriente e aveva saputo sfruttare con abilità una leggenda antica millecinquecento anni.

(1) Con il termine nestorianesimo si intende la dottrina cristologica propugnata dal vescovo siriano Nestorio (381-451) e la Chiesa cristiana afferente alla sua figura religiosa. Il nestorianesimo, rifiutando l'interpretazione divina della figura di Cristo, afferma la totale separazione delle due nature del Cristo, umana e divina, negandone l'unione ipostatica. Le dottrine di Nestorio furono condannate dal Concilio di Efeso nel 431.

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