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REGOLA CARMELITANA
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Regola CarmelitanaLa Regola carmelitana afferma che è fondamentale: "vivere nell'ossequio di Gesù Cristo e servire fedelmente a Lui con cuore puro e con buona coscienza".

La norma di vita di Sant'Alberto Avogadro, data ai Carmelitani tra il 1206 e il 1214 e approvata definitivamente come vera e propria Regola del Carmelo da Innocenzo IV nel 1247, ha avuto in seguito alcune mitigazioni mai incluse nel testo.
Per vivere sulle orme di Gesù Cristo i Carmelitani si impegnano più specificamente a:

sviluppare la dimensione contemplativa dell'essere umano aprendosi al dialogo con Dio
trattarsi come fratelli, con piena carità
meditare giorno e notte la Parola del Signore
pregare insieme o soli più volte al giorno
celebrare ogni giorno l'eucaristia
lavorare con le proprie mani, come Paolo apostolo
purificarsi da ogni traccia di male
vivere da poveri, mettendo in comune i pochi beni
amare la Chiesa e tutte le genti
conformare la propria volontà con quella di Dio ricercata nella fede con il dialogo e con il discernimento.

La Regola carmelitana è la più breve fra le Regole note, è composta quasi esclusivamente di precetti biblici. Ancora oggi è ricca di ispirazione per la vita.

Testo della Regola
[1]
Alberto, per grazia di Dio Patriarca della Chiesa di Gerusalemme, ai diletti figli in Cristo B. e agli altri eremiti che, sotto la sua obbedienza, dimorano accanto alla Fonte al Monte Carmelo, salute nel Signore e benedizione dello Spirito Santo.

[2]Molte volte ed in molte maniere i santi Padri hanno stabilito in che modo ciascuno, in qualsiasi Ordine si trovi o qualunque forma di vita religiosa abbia scelto, debba vivere nell'ossequio di Gesù Cristo e servire fedelmente a Lui con cuore puro e con buona coscienza.
[3]Tuttavia, siccome ci chiedete di darvi una norma di vita in conformità al vostro proposito, secondo la quale dovrete regolarvi in avvenire:

[4]
Stabiliamo anzitutto che abbiate come Priore uno scelto tra voi, il quale venga eletto a questo ufficio per unanime consenso di tutti o della parte più numerosa e sana; al quale ciascuno degli altri prometta obbedienza e, avendola promessa, si sforzi poi di tradurla in pratica insieme con la castità e con la rinunzia al diritto di proprietà.

[5]
Potrete avere delle dimore negli eremi o dove vi saranno state donate, adatte e convenienti alla osservanza della vostra vita religiosa, secondo quanto sembrerà opportuno al Priore ed ai fratelli.

[6]
Inoltre, secondo lo spazio della dimora che avrete stabilito di abitare, ciascuno di voi abbia una cella separata, che verrà assegnata ad ognuno per disposizione dello stesso Priore e col consenso degli altri fratelli o della parte più sana.

[7]
In maniera tale, però, che consumiate nel refettorio comune i cibi che vi saranno dati, ascoltando in comune la lettura di qualche passo della Sacra Scrittura, ove potrà farsi comodamente.

[8]
Non è lecito ad alcun fratello cambiare la dimora assegnatagli o permutarla con altri, se non col consenso del Priore in carica.

[9]
La cella del Priore sia presso l'ingresso della dimora, affinché egli sia il primo ad incontrarsi con chi arriva alla suddetta dimora; e poi tutte le cose che si debbono fare si facciano secondo il volere e la disposizione di lui.

[10]
Ciascuno rimanga nella propria cella o nelle vicinanze di essa, meditando giorno e notte nella legge del Signore e vigilando in orazione, a meno che non sia giustamente occupato in altre mansioni.


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