TRA STORIA E MITO
ALGERIA
TIMGAD
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Timgad

Un povero villaggio sperduto nella piana desertica dei monti Aurés è tutto quello che rimane della fertile vallata che nell’antichità vedeva crescere rigoglioso il grano e regalava abbondanti raccolti d’olive per la produzione di un olio apprezzato anche a Roma.

Semisepolta dalle sabbie sahariane portate dal vento, l’antica Timgad, considerata la “Pompei algerina”, fu fondata dall’Imperatore Traiano nel 100 d.C.
Nonostante fosse stata conquistata all’epoca di Cesare e per lungo tempo principale avamposto romano in Numidia, la popolazione non si adattò ad assimilare gli usi e i costumi degli invasori.

Originariamente si estendeva su dodici ettari di superficie, ma in pochi decenni arrivò a espandersi fino a cinquanta ettari, trasformandosi da base difensiva in una raffinata città popolata da ventimila abitanti che ricalcava lo stile tipico delle città della provincia romana.
Il cuore della città era costituito da un foro eretto su una piattaforma; da qui un passaggio fiancheggiato da colonne portava direttamente al teatro dotato di quattromila posti.

Il più importante dei monumenti dell’Antica Timgad è l’arco di Traiano.
Sulla facciata si aprono tre passaggi con volte a botte, mentre è andato distrutto l’attico che lo sormontava.
Lo sviluppo economico e agricolo della città si può vedere nei resti del mercato detto “di Sertius” che sorge a poca distanza dall’arco.
Uno spazio coperto con una piazza sul cui perimetro si allineavano le botteghe.

Gli scavi, iniziati dai francesi nel 1881, devono ancora essere ultimati.
Sono stati ritrovati quattordici complessi termali, mancano tuttavia edifici presenti in ogni città romana come l’anfiteatro e il circo.

Nel 534 con la fine dell’Impero romano, Timgad fu popolata dai Bizantini per poi divenire rifugio dei Donatisti, una setta cristiana eretica.

Un incendio, nel VI secolo, distrusse quasi completamente Timgad e quando duecento anni dopo, in Numidia arrivarono gli arabi, il ricordo della “Pompei algerina” era ormai sepolto sotto le sabbie desertiche.


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