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Zeus



Nell’Iliade e nell’Odissea Zeus è descritto come regale e imparziale padrone della vita umana e divina.
Il fatto che non appaia, per quanto c’è dato sapere, come personaggio nelle tragedie greche, indica probabilmente il riguardo con il quale era considerato dagli autori e dal pubblico.

Zeus era il dio supremo della mitologia greca e anche se in principio il suo nome designava la luce del giorno, comandava su tutti i fenomeni atmosferici.
Viveva sulla cima dell’Olimpo e decideva della vita universale per mezzo di una bilancia su cui pesava le sorti degli uomini.
Quando un uomo doveva morire l’intervento di un altro dio o l’affetto che Zeus provava per il condannato non bastava a cambiare il suo destino.

Zeus proteggeva i viaggiatori stranieri e puniva severamente chi veniva meno alle leggi dell’ospitalità; quando Paride, ospite di Menelao, rapì Elena, Zeus decise di non proteggerlo, anche se aveva agito istigato da Afrodite.
I Greci lo chiamavano anche “Zeus degli inferi” e sebbene abbia preso parte nella diatriba tra Ade e Demetra, riguardo al rapimento di Persefone, mai interferì nelle questioni dell’oltretomba.

Zeus era il più vecchio dei sei figli di Crono e di Rea, quest’ultimo, preoccupato di avere un rivale più forte di lui inghiottiva i figli appena nati.
Rea con l’aiuto di sua madre Gea che, aveva subito la stessa sorte dal consorte Urano, escogitò un piano per ingannare Crono.
Dopo aver avvolto in varie stoffe una grossa pietra, finse che si trattasse di Zeus e affidò il bimbo alle ninfe che si presero cura di lui nascondendolo in una grotta a Litto.
Zeus crebbe protetto dalle ninfe e quando divenne adulto, decise di porre fine alla tirannia del padre.
Con l’aiuto di Meti, figlia del titano Oceano e della titanide Teti, versò una pozione nella bevanda di Crono, il quale vomitò i cinque figli che aveva inghiottito insieme alla grossa pietra che fu poi posta a Delfi al centro della terra e divenne l’ombelico del mondo.
Con l’aiuto dei fratelli Poseidone e Ade e dei figli di Gea, i Ciclopi che gli donarono la folgore invincibile, e a tre Giganti centimani, Zeus sconfisse Crono e i Titani che l’avevano aiutato.
Zeus, Poseidone e Ade divisero l’universo in tre regni: Zeus divenne il dio del cielo, Poseidone del mare, e Ade il signore dell’Oltretomba.
Il monte Olimpo e la terra erano considerati territori comuni, anche se Ade li visitò molto raramente.

Zeus ebbe un gran numero di figli da dee, ninfe e donne mortali, molte dee con le quali si congiunse, erano originariamente divinità della terra e il matrimonio di un dio del cielo con una dea della terra era un punto fondamentale nella religione greca.
La prima moglie fu l’oceanide Meti, il cui nome significa “saggezza”; quando rimase gravida, Zeus seppe da Gea che il loro figlio sarebbe stato più forte di lui e l’avrebbe spodestato, per questa ragione e per impadronirsi della saggezza della moglie, Zeus la inghiottì insieme al figlio che portava nel ventre.
Il figlio crebbe dentro Zeus e dalla testa del dio nacque Atena.
Sposò poi la titanessa Temi, che generò le Ore e le Moire; Zeus lasciò Temi per Eurinome, un’altra ocenaide che generò le Grazie, sposò sua sorella Demetra, dea della terra, dalla quale nacque Persefone.
Zeus si unì alla titanessa Mnemosine (memoria) che generò le nove Muse, e giacque con Leto generando Apollo e Artemide.
Era, sorella di Zeus, divenne la sua ultima sposa e diede al dio tre figli; generò Efesto senza intervento maschile per vendicarsi della nascita di Atena.
Quando Zeus vide la nereide Teti, sia lui sia Poseidone cercarono di sedurla.
Zeus, venuto a sapere dal titano Prometeo che il figlio di Teti era destinato a diventare più grande di suo padre, la costrinse a sposare il mortale Peleo.

Zeus aveva deciso di distruggere il genere umano con il diluvio a causa dell’empietà del re dell’Arcadia Licaone che aveva cercato di servire carne umana agli dei.
Per lo stesso motivo, e per aver rivelato agli uomini i segreti degli dei, Tantalo fu confinato nel Tartaro.
Zeus, punì anche Asclepio per aver disobbedito alle sue leggi resuscitando i morti, e come risposta Apollo cercò di vendicare suo figlio uccidendo i Ciclopi che avevano creato la folgore di Zeus.
Zeus avrebbe voluto distruggere Apollo ma Leto intervenne ottenendo che Apollo per punizione servisse per un anno un mortale.
Zeus punì severamente le trasgressioni degli dei.
Per fermare le persecuzioni di Era nei confronti di Eracle, Zeus la sospese alla volta celeste serrandole le caviglie in un’incudine, costrinse Apollo e Poseidone a diventare schiavi di Laomedonte per punirli di un atto di ribellione.

La prima donna mortale sedotta da Zeus fu Niobe, figlia di Foraneo re di Argo, sedusse anche Io a lungo perseguitata da Era, e con lei generò Epafo antenato dei re d’Egitto.

Zeus appariva alle donne mortali nella forma di un animale o di un uomo qualsiasi; quando Semele, madre di Dionisio, fu sedotta Era la convinse a chiedere al dio di provare la sua identità apparendole nella sua vera forma e a quella vista Semele incenerì.

Visitò Danae, madre di Perseo e si unì a lei in forma di pioggia, sedusse Leda madre dei Dioscuri in forma di cigno e da un uovo nacque Elena.

Gea stanca dell’arroganza di Zeus creò la razza dei Giganti che attaccarono l’Olimpo e produsse un’erba che li avrebbe resi immortali e invincibili.
Zeus chiese al sole, alla luna e alle stelle di non brillare in modo che i Giganti non potessero trovare la pianta magica.
Fu soltanto grazie all’aiuto di un eroe mortale se Zeus sconfisse i Giganti, infatti, Eracle li uccise a uno a uno con delle frecce avvelenate.

Gea non si rassegnò e creò il più pericoloso di tutti gli avversari degli dei: l’immortale mostro Tifone, Zeus stava quasi per essere sconfitto da questa creatura quando riuscì a seppellirlo sotto la Sicilia.
L’ultimo tentativo di spodestare Zeus fu fatto da Oto ed Efialte i quali misero le montagne Ossa, Pelio e Olimpo una sopra l’altra per raggiungere gli dei in cielo, furono sconfitti da Apollo e Artemide e confinati da Zeus nelle profondità del Tartaro.


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