Tra storia e leggenda

BIOGRAFIE

Gilles de Montmorency - Laval

Fu Gilles de Montmorency – Laval, più noto come Gilles de Rais ad ispirare Perrault quando scrisse la celebre fiaba di Barbablù?

Gilles nacque nel 1404, ad undici anni rimase orfano. Visse prima con il nonno materno, che si dilettava con l’occultismo, e poi con il futuro Delfino di Francia Carlo VII di Valois. Entrambi ebbero una notevole influenza su Rais, prima eroe dedito alla sua patria e al suo re, poi massacratore di bambini. Siamo nella Francia del primo Quattrocento durante quella terribile guerra (1337 – 1453) detta dei “Cent’anni” che vide opporsi francesi ed inglesi. I francesi erano divisi in due fazioni: Armagnacchi e Borgognoni.

De Rais si mise al servizio del partito armagnacco diventando maresciallo di Francia a soli venticinque anni.

Nel 1427, dopo l’espugnazione del castello di Lude ed una serie di scaramucce vittoriose, lo scontro culminò nel 1429 ad Orléans, città che Rais contribuì a salvare dall’assedio inglese accanto a Giovanna d’Arco. Il rapporto tra Gilles e la Pulzella d’Orléans fu strettissimo. Vinsero insieme la battaglia di Patay (1429), che segnò l’inizio della sconfitta per gli avversari. Parteciparono allo scontro di Compiègne (1430) che portò alla cattura di Giovanna da parte dei Borgognoni e alla sua condanna al rogo.

Fu la svolta nella vita di Rais che si ritirò in Vandea, errando da un castello all’altro: Tiffauges, Champtocé e Machecoul. Qui si dedicò ai passatempi preferiti: alchimia, teatro, letture latine e collezioni. Gilles raccoglieva di tutto: crocefissi, monete, giocattoli ed avori.

Nel 1432 iniziò anche la sua collezione di omicidi.

Jean Jeudon aveva dodici anni e faceva il garzone presso un pellaio di Machecoul. Un giorno fu incaricato da una guardia di recare una missiva al castello. Jean non fece più ritorno. Nella campagna Vandea i fanciulli iniziarono a sparire, alcuni attratti al castello con false promesse, altri brutalmente rapiti. Tutti destinati a riti satanici, che terminavano con stupri ed efferate torture fino alla morte.

Quante furono le vittime?

Da una conta dei crani rinvenuti nel castello quarantanove, i giudici dissero centoquaranta. Ottocento ne confessò Gilles, tuttavia secondo gli storici moderni la stima va dagli ottanta ai duecento omicidi. Le cifre non concordano, ma sicuramente una tale strage non poté essere compiuta senza una complicità ed un’omertà diffusissima. Solo due paggi furono riconosciuti complici di Gilles, ma il primo responsabile della strage fu un occultista fiorentino, tale Francesco Prelati, ucciso poi senza processo nel 1435.

Prelati, suggestionò Gilles a tal punto da convincerlo che per mantenere potere e ricchezze, doveva fare sacrifici umani ad uno sconosciuto demonio: Barron.

Le imprese di Rais proseguirono per ben otto anni, finché nel 1440, nel giorno di Pentecoste, non commise l’errore fatale. Rapì Jean le Ferron, un chierico, questa volta non per sacrificarlo al demone, ma per risolvere a modo suo una controversia con la Chiesa. A questo punto, il vescovo di Nantes diede voce ai mormorii popolani. Fece arrestare Gilles con l’accusa di eresia, sodomia, satanismo ed omicidio plurimo. Nessun storico ha mai messo in dubbio la realtà dei fatti.

Condannato a morte, insieme ai due paggi, fu impiccato a Nantes dopo avere confessato i suoi delitti.
Per gli studiosi di letteratura, la favola di Perrault deriva da un racconto popolare tramandato oralmente.
Racconto che probabilmente Perrault udì nel seicento alla corte del re Sole, Luigi XIV. Così Gilles torturatore ed assassino di bambini, probabilmente ispirò il favolista, diventando l’orco della fiaba che uccide mogli troppe curiose.

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