GUANTANAMO

STATI UNITI

Guantanamo

(articolo del 2006)

Per la commissione delle Nazioni Unite contro la tortura, il campo di detenzione di Guantanamo, viola il diritto internazionale.

Guantanamo, base Navale sulla costa sud-occidentale di Cuba, è sotto amministrazione statunitense dal 1903.

Vicino alla frontiera con Cuba, dove si trova la zona più arida e asciutta di tutta la base, dove al mattino la temperatura raggiunge facilmente i quaranta gradi, è stato costruito il campo XRay. Le celle misurano due metri per due, invece di pareti sono avvolte da due file di fil di ferro che le danno l’aspetto di una gabbia. Le guardie hanno una visione completa di ciò che fanno i detenuti, un “monitoraggio” a raggi X.

Centosessanta celle, una baracca per la polizia militare, quattro torri di controllo.

Un’infermeria da campo, trenta latrine portatili e due recinzioni attorno a tutto il perimetro.
Sedici potenti fasci di luce, vengono accessi alla sera e rimangono in funzione tutta la notte.

Al campo XRay il sole non tramonta mai.

All’arrivo all’accampamento i prigionieri sono sottoposti ad un controllo che dura circa due ore. Due ore in cui restano rannicchiati a terra con gli occhi bendati e le orecchie tappate. Ricevono tre pasti al giorno confezionati secondo i precetti religiosi musulmani. Passano la giornata quasi sempre sdraiati e quando devono recarsi alle latrine o alle docce devono chiedere il permesso ed essere scortati da due soldati.

Ora l’ONU, chiede che il campo di detenzione e le altre prigioni segrete all’estero, vengano chiuse, sostenendo che violano il diritto internazionale.

Viene chiesto, inoltre all’amministrazione Bush di abbandonare qualsiasi tecnica di interrogatorio che costituisca tortura, è citato il caso del ricorso ai cani per intimorire i detenuti.

Il Pentagono chiede sei condanne a morte. Sarà il un tribunale militare a decidere. Omicidio e crimini di guerra, questa l’accusa per sei “presunti” terroristi islamici coinvolti negli attacchi alle Torri Gemelle. ”L’incriminazione e la conseguente richiesta di condanna fanno riferimento a un piano preparato nel corso di anni in ogni minimo dettaglio con il quale l’organizzazione terroristica di Al Qaeda mirava a colpire gli Stati Uniti”, spiega il generale Thomas W. Hartmann, consulente legale della Corte. La decisione è destinata a sollevare pesanti critiche da parte della comunità internazionale, anche per l’uso delle tecniche di interrogatori, che rasentano il limite della tortura, usate dagli agenti della CIA.

Tra queste il “waterboarding”. Una specie di annegamento controllato, che secondo alcune rivelazioni sarebbe stato usato negli interrogatori. Il generale Hartmann ha spiegato che toccherà ad un giudice militare stabilire quali prove ammettere al processo, che si svolgerà in un struttura creata a Guantanamo chiamata “Campo di Giustizia”.

Per Benjamin Wittes, direttore del dipartimento di diritto e giurisprudenza dell’osservatorio politico “Brooking Institutions, nonché editorialista di “New Republic”, l’ammissione agli atti processuali delle prove e delle loro fonti anche se riservate, è obbligatorio anche per il tribunale militare di Guantanamo nel caso sia decisiva per la formulazione del giudizio finale sui detenuti sospettati di terrorismo.

I primi detenuti nel carcere di Guantanamo arrivarono l’11 febbraio 2002, con le mani legate e i piedi incatenati.


Nel 2005 i detenuti protestarono con uno sciopero della fame, contro la perdurante mancanza di accesso a una corte indipendente e le dure condizioni di detenzione. Nel 2006 una sentenza della Corte Suprema degli Stati Uniti stabiliva che la Convenzione di Ginevra era stata violata.

Amnesty International ha dichiarato che l’annuncio fatto dal Pentagono, dell’incriminazione di sei detenuti “di alto valore” attualmente a Guantanamo Bay, solleva ancora ulteriori dubbi sulla condotta degli Usa nella “guerra al terrore”.

“Subito dopo i crimini contro l’umanità dell’11 settembre 2001, Amnesty International ha chiesto agli Usa di ricercare giustizia e sicurezza in un quadro di rispetto dei diritti umani e della legalità” – ha detto Rob Freer, ricercatore di Amnesty International sugli Usa. “Che l’Amministrazione statunitense abbia sistematicamente agito in un’altra direzione è dimostrato non solo dal trattamento inflitto ai sei detenuti per cinque e più anni, ma anche dalle commissioni militari di fronte alle quali dovranno comparire”.

Cinque dei sei uomini incriminati hanno trascorso più di tre anni in centri di detenzione segreti della Cia, situati in luoghi sconosciuti, prima di essere trasferiti a Guantánamo nel settembre 2006.

Sono stati vittime di sparizione forzata – un crimine di diritto internazionale – e la stessa Cia ha confermato che almeno uno di essi, Khalid Sheikh Mohammed, è stato sottoposto alla tecnica waterboarding, o semiannegamento.

“Il waterboarding è una forma di tortura e la tortura è un crimine internazionale. Nessuno è stato chiamato a risponderne. L’impunità nell’ambito dei programmi Cia rimane un punto fermo della condotta degli Usa nella “guerra al terrore” – ha proseguito Freer.

Il sesto uomo incriminato, Mohamed al-Qahtani, ha subito torture e altri maltrattamenti a Guantánamo, alla fine del 2002. Nonostante sia stato tenuto incappucciato e nudo e sia stato sottoposto a umiliazioni sessuali e di altro genere, alla deprivazione sensoriale, a temperature estreme, a musica assordante e a rumore bianco, il Pentagono ha concluso che queste condizioni non costituiscono un trattamento inumano.

“Il Pentagono, insieme al presidente Bush, ha un’influenza predominante sull’operato delle commissioni militari” – ha sottolineato Freer. “

In altre parole, questi tribunali al di sotto della norma sono privati dell’indipendenza da parte dello stesso organo esecutivo che li ha autorizzati e che ha condonato le sistematiche violazioni dei diritti umani commesse contro i sei detenuti”.

Amnesty International è fortemente preoccupata per il fatto che informazioni ottenute mediante la tortura o altri maltrattamenti saranno usate nei confronti dei sei detenuti. Questa è solo una delle manchevolezze di un meccanismo istituito al preciso scopo di ottenere condanne, sulla base di standard più bassi rispetto a quelli applicati dalle corti ordinarie. Nessun cittadino statunitense verrebbe mai processato dalle commissioni militari e ciò rende questi organi discriminatori, in violazione del diritto internazionale.

Guantánamo, già diventato un emblema di illegalità, può ora diventare la sede di esecuzioni al termine di procedimenti giudiziari che non rispettano gli standard internazionali sull’equità dei processi. Il governo statunitense sta cercando di ottenere la condanna a morte dei sei detenuti.

“Solo poche settimane dopo il voto con cui l’Assemblea generale delle Nazioni Unite ha chiesto di porre fine alle esecuzioni, gli Usa agitano lo spettro della condanna a morte dopo processi fondamentalmente irregolari. La comunità internazionale deve incalzare gli Usa a rinunciare alle commissioni militari e a svolgere processi di fronte a giudici indipendenti e imparziali, senza ricorrere alla pena di morte” – ha concluso Freer.