PROIBIZIONISMO

STATI UNITI

Proibizionismo

Tra il 1920 e il 1933 con il XVIII emendamento e il Volstead Act, negli Stati Uniti, viene bandita la fabbricazione, la vendita e il trasporto di alcol.

Furono le pressioni sul Congresso Degli Stati Uniti di alcuni gruppi religiosi e politici chiamati “Società per la Sobrietà”, caratterizzati fa un forte moralismo e fondamentalismo, a far sì che venisse promulgato questo emendamento.

Nasce così il proibizionismo e di conseguenza il contrabbando e il mercato nero sugli alcolici.

Ci fu il primo assalto ad un treno che trasportava un carico di whiskey da parte di una banda armata.

Il proibizionismo non fermò la voglia di bere degli americani che erano disposti a pagare anche dieci volte il prezzo reale dell’alcol di contrabbando che arrivava illegalmente dal Canada o dal Messico.
Gli alcolici arrivavano via mare, altre volte venivano creati laboratori clandestini, dove si realizzavano birra o surrogati di superalcolici, chiamati generalmente “Moonshine”.

Iniziarono a nascere in tutti gli Stati Uniti i cosiddetti Speak-easy, sorte di club con ingresso tramite parola d’ordine dove si poteva bere tranquillamente.

All’inizio Al Capone, il numero uno nel business del contrabbando, si riforniva da importatori della Florida, di New York, di Detroit o dai distillatori clandestini di Chicago, L’esclusiva era ottenuta con metodi violenti, che seguivano una propria legge che esulava da quella del governo e della polizia che veniva sistematicamente corrotta.

Fra le bande di gangster iniziarono violenti scontri a fuoco nelle strade delle città allo scopo di guadagnare sempre più territori su cui comandare.

Chi voleva entrare nel mercato clandestino doveva armarsi e strutturare un’organizzazione criminale per competere con quelle esistenti.

Un giro d’affari di miliardi di dollari. I proventi di Al Capone venivano reinvestiti in altre attività. Pagare la sua candidatura in politica e il controllo che esercitava sul sindaco e sulla polizia.

Nel 1929 il Congresso votò un ampliamento alla legge sul proibizionismo. Fu approvata una norma che stabiliva pene detentive anche per chi consumasse alcol.

Iniziò una “guerra” tra polizia e bande criminali, in risposta a efferati atti di sangue come la Strage di San Valentino e al conseguente malcontento dell’opinione pubblica, che iniziava a domandarsi se proibire una sostanza fosse il modo giusto per risolvere i problemi collegati al suo consumo.

Fu istituito un regime di tolleranza zero.

La polizia sparava ai barili sui camion, distruggeva a manganellate le bottiglie nei locali, ingaggiava conflitti a fuoco in strada con i gangster. Le vittime fra gli agenti furono molte, così come quelle fra i cittadini inermi, ai quali bastava un gesto equivoco per finire sotto i proiettili della polizia.

Al Capone fu imprigionato per evasione fiscale ad Atlanta nel 1932.

Altri continuarono a mantenere in piedi il loro impero per decenni, come Lucky Luciano, o provvidero a renderlo completamente legale, come Joseph
Kennedy, contrabbandiere negli anni del proibizionismo e padre del futuro Presidente degli Stati Uniti John F. Kennedy.

Le cose presto cambiarono e ci fu un motivo fondamentale che portò i grossi imprenditori a diventare anti proibizionisti.

Il Governo aveva perso miliardi di dollari con la cancellazione della tassazione sugli alcolici. Quindi per recuperare gli introiti persi istituì una tassa che penalizzava le grandi imprese e i contribuenti più ricchi.

Tra questi Pauline Morton Sabin, moglie di uno dei più potenti banchieri, che arrivò persino a tenere un discorso al Congresso degli Stati Uniti.

Il Presidente Hoover non volle prendersi la responsabilità di abrogare la legge, limitandosi a istituire una commissione per indagare sui risultati della proibizione. Si dovette aspettare Roosevelt che, nella campagna elettorale del 1932, dichiarò di voler cancellare il proibizionismo.

Il massacro di San Valentino


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