GULAG

UNIONE SOVIETICA

Gulag
60 milioni di morti nei Gulag sovietici.

I campi di concentramento punitivi sovietici nascono con Lenin, quando procedendo all’industrializzazione del paese reprimeva le classi non proletarie: borghesia, nobiltà e clero.

Già negli anni ’20, a circa 200 chilometri dal circolo polare artico, presso le isole Solovki era stato creato un lager di lavori forzati dove vennero imprigionati oltre ai zaristi, anche anarchici, socialisti rivoluzionari e tutti quelli che si opponevano al nuovo regime.

Fu però con la presa del potere da parte di Stalin che le repressioni aumentarono.

I contadini che non volevano saperne di lasciare la propria terra venivano deportati con le loro famiglie. Si parla di quindici milioni di persone, nelle tundre gelate delle zone disabitate della Siberia, di conseguenza ci fu una carestia dovuta alla non coltura dei campi che provocò altri sei milioni di morti.

Gulag

Nel 1936 Stalin sviluppò la repressione al massimo con una sorta di setacciatura periodica tra tutti gli strati della popolazione. Introdusse la rieducazione tramite il lavoro forzato e la rieducazione dei nemici di classe.

I lager crebbero a dismisura, la mortalità era altissima e ben pochi ne uscirono vivi.

Alla morte di Stalin, nel 1953, nei Gulag era ancora rinchiusi quindici milioni di persone. Non esiste un dato esatto delle perdite umane, ma si calcola che la cifra si aggiri intorno ai 60 milioni di morti.


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