STORIA DEGLI STATI

Nell’aprile del 1975 la guerra civile in Cambogia finì portando al potere Pol Pot con i suoi Khmer rossi. Iniziava così per la Cambogia, un’ epoca di terrore.

I crimini perpetrati da Pol Pot restano ancora oggi una delle pagine più buie e brutali della storia.

Pol Pot
Iniziò in Cambogia l’ “Anno zero”, come gli stessi Khmer rossi lo battezzarono.

Il primo passo di Pol Pot fu di vuotare la capitale Phnom-Penh, imponendo ai due milioni d’abitanti di andare a lavorare nelle campagne presso campi di lavoro che schiavizzarono i nuovi abitanti.
Migliaia e migliaia di professionisti furono massacrati. Per Pol Pot ogni intellettuale era un nemico. Furono distrutti tutti i simboli della civiltà occidentale: automobili, attrezzature mediche, macchinari, qualsiasi elettrodomestico. Furono bruciati tutti i libri, demolite case, abolite le scuole.

Chi veniva trovato in possesso di matite o sorpreso a scrivere, veniva immediatamente ucciso.
Khmer rossi Cambogia

Fu dichiarata fuorilegge la proprietà privata, abolita la moneta. Non esistevano più servizi postali, negozi, attività sportive. Tutti, furono costretti a vestirsi con una casacca nera a maniche lunghe, abbottonata fino al collo. Manifestazioni d’affetto, abbracci, liti, lamentele di qualsiasi tipo o pianti furono vietati.

La Cambogia divenne un immenso campo di lavori forzati. Le famiglie furono separate e inviate nei campi di lavoro dove la fame, le condizioni igieniche e la brutalità dei Khmer rossi erano problemi quotidiani. La percentuale dei suicidi aumentò, solo nel primo anno, dell’84%.


Chi tentava la fuga, se scoperto, veniva immediatamente ucciso, bastava un nonnulla per morire.

I portatori di handicap fisici, non potendo lavorare, erano solo dei “parassiti” e, come tali, giustiziati immediatamente. A migliaia furono messi a morte perché sorpresi a contendere ai maiali la crusca per sfamarsi. Riuscire a mangiare dei topi rappresentava, spesso, l’unica alternativa. Si diffuse anche il cannibalismo, fenomeno fu tutto altro che raro tanto che negli ospedali divenne consuetudine cibarsi di coloro cha passavano a miglior vita.

Campi lavoro Cambogia

Le brutalità, le torture e le punizioni inflitte dai Khmer rossi a coloro che si rendevano colpevoli di reati, erano di una crudeltà inimmaginabile. Dai bambini picchiati a morte con calci e pugni perché rubavano cibo, alle spille con il numero d’identificazione che erano attaccate direttamente sulla pelle dei condannati. A tanti, appesi a testa in giù, era infilata la testa in giare piene di olio bollente.

Ma uno dei sistemi più in voga nella repressione dei “nemici della Rivoluzione” fu sicuramente la morte per asfissia causata da sacchetti di plastica infilati in testa.

Chi era arrestato era sempre colpevole e, se “fortunato”, era giustiziato immediatamente, altrimenti era condannato a morire a poco a poco, di torture, di sevizie, di fame.

Prigione dei Khmer

Diventerà tristemente famoso un complesso-prigione denominato S-21 (Toul Sleng), una costruzione dove tutti quelli che erano considerati nemici del governo erano fotografati, torturati ed infine uccisi. Furono uccise oltre 20.000 persone, di cui circa 2.000 erano bambini.
Sono state migliaia le fotografie recuperate, dopo la caduta di Pol Pot, di persone (vecchi e bambini), di cui si è persa qualsiasi traccia. La paura d’ essere vittima di complotti “controrivoluzionari” spinse Pol Pot a diffidare di tutto e di tutti al punto da far internare e morire nei campi di lavoro anche i suoi due fratelli.

L’ inimicizia con il Vietnam si trasformò in conflitto, a causa dei continui massacri perpetrati dai Khmer ai danni dei profughi cambogiani che sconfinavano in Vietnam nella ricerca di una estrema speranza di salvezza.
Nel dicembre 1978 l’esercito vietnamita, forte di 100.000 soldati, attraversò il confine, abbattendo il regime sanguinario di Pol Pot ed instaurando un governo fantoccio filo vietnamita.

Pol Pot riuscì tuttavia a fuggire e, con i suoi fedelissimi Khmer, si rifugiò nell’ intricata giungla Thailandese con il consenso del governo di Bangkok. Da lì continuò nella sua attività antigovernativa tramite i guerriglieri Khmer fino al 1995, anno in cui venne arrestato. Fu tenuto prigioniero dai suoi ex-seguaci in un campo guerrigliero nella giungla cambogiana fino al 15 Aprile 1998, anno in cui avvenne la sua morte a causa di un probabile attacco di cuore.

Rimane tuttavia un mistero la morte di Pol Pot,

Di sicuro si sa che alla sua morte i Khmer si affrettarono a convocare alcuni funzionari governativi Thailandesi per mostrarne il cadavere, che fu poi cremato, quasi a voler a mostrare a tutti i costi che il capitolo del terrore era stato chiuso per sempre, o forse nella speranza che su di loro si allentasse la morsa internazionale intenzionata a processare Pol Pot ed i suoi seguaci per crimini contro l’umanità.

L’attività dei Khmer rossi cessò definitivamente solo nel 1999.

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