SALEM: IL PROCESSO

STREGONERIA

Salem: il processo

19 agosto 1692.

A Salem cinque donne e un sacerdote furono giustiziati dopo essere stati condannati per stregoneria.

Nel villaggio la caccia alle streghe scoppiò nel 1691 dopo che alcune giovani dichiararono d’essere state vittime di un maleficio. Le ragazze, tra cui la figlia e la nipote del reverendo Samuel Parris, Betty ed Abigail, erano solite incontrarsi per “prevedere” il loro futuro.

Tra loro c’era anche una giovane di nome Sarah Cole che, al processo, dichiarò d’aver visto uno spettro sotto forma di bara in quella che utilizzavano come sfera (un albume sospeso in un bicchiere pieno d’acqua).

Le ragazze cominciarono ad assumere comportamenti strani (bestemmie, stati di trance) e a subire attacchi epilettici. “L’epidemia” si diffuse a molte altre giovani del paesino ed essendo i medici incapaci di spiegare i fatti, fu dichiarato che le giovani erano vittime di Satana.

Furono arrestate tre donne: la schiava dei Parris (Tituba), una mendicante, (Sarah Good) e l’anziana Sarah Osborne.

La prima confessò d’essere una strega e aggiunse d’aver incontrato un uomo alto proveniente da Boston che per i giudici era ovviamente Satana.

Salem: il processo

La caccia alle streghe scoppiò in tutto il suo orrore nel 1692. Fu istituito un vero e proprio tribunale e furono incarcerate e giustiziate venti persone tra donne, uomini e bambini.

Tra questi solo Giles Corey non venne impiccato. L’ottantenne non si lasciò processare e per tale ragione venne schiacciato sotto una lastra di pietra. Altre quattro persone morirono in carcere.

L’isteria generale si concluse nell’autunno del 1692.

Il 12 ottobre 1693 il governatore Phips sciolse “La Corte” (il tribunale creato per processare le streghe) e istituì una Corte di giustizia che, dopo aver preso in esame 52 casi, assolse 49 detenuti e commutò la pena di tre condannati a morte.


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